CasaPound   

Funerale di Cyop & Kaf

Funerale di Cyop & Kaf

 

I giorni che hanno seguito l’assassinio a Fermo del giovane richiedente asilo nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi lo scorso luglio hanno visto un susseguirsi di dichiarazioni da parte di molte personalità istituzionali, tutte volte a scongiurare il pericolo dei “messaggi di odio”. Davvero solo di odio si tratta? O c’è qualcosa di più? In quello che segue proveremo a ripercorrere alcuni dei recenti avvenimenti legati al partito politico CasaPound, suggerendo che dare un nome agli eventi può aiutare a comprenderli meglio.

CasaPound nacque nel 2003, a Roma, dopo l’occupazione di un immobile nel quartiere dell’Esquilino. In principio costola del partito Fiamma Tricolore, nel 2008 si è separata per un dissidio interno, diventando un’Associazione di promozione sociale legalmente iscritta nell’albo delle libere associazioni italiane. Nell’arco di pochi anni, CasaPound ha aperto sedi in molte città della penisola, tra il sud e il nord. Nel 2013, si è presentata alle elezioni amministrative come partito indipendente. Del 2015 è la nascita di Sovranità, la nuova formazione politica che sancisce l’alleanza tra CasaPound e la Lega Nord e che promuove Matteo Salvini come leader di riferimento. Ciò nonostante, nel 2016 CasaPound si presenta alle elezioni amministrative nuovamente come partito indipendente: a Roma raccoglie 14.711 preferenze pari all’1,14% dei voti e a Bolzano raggiunge l’8,6% portando due suoi rappresentanti in consiglio comunale.

Quando oggi parliamo di CasaPound ci riferiamo a un partito politico, seppure con alcune caratteristiche particolari. L’occupazione dell’edificio di sette piani dell’Esquilino, da cui l’organizzazione nacque, è tuttora in corso: dopo il fallito tentativo di acquisto dell’edificio da parte della giunta Alemanno, nel 2012, non si è più sentito parlare di sgombero. Un partito i cui militanti si proclamano “fascisti del terzo millennio” senza incorrere in procedimenti legali, nonostante la legge Scelba o la XII disposizione transitoria della Costituzione Italiana, le quali sanciscono come reato l’apologia del fascismo. Un partito il cui programma politico tradisce un’ampia ispirazione al “Manifesto di Verona” scritto da Mussolini nel 1943, alcuni passaggi del quale sono stati incollati tali e quali nel programma di CasaPound. Un partito il cui leader Gianluca Iannone è anche cantante del gruppo rock Zeta Zero Alfa, i cui concerti rappresentano gli incontri politici e comunitari più rilevanti di CasaPound, ben salda e compatta attorno al proprio capo.

In un caldo pomeriggio d’estate, Amedeo Mancini indossava una maglietta rossa con simbolo e citazione degli Zeta Zero Alfa quando con le proprie mani ha ucciso il giovane nigeriano a Fermo. Dopo quella foto, Radio Popolare ha pubblicato altre immagini che immortalano Mancini, attraverso gli anni, in varie manifestazioni assieme a militanti di CasaPound e del Blocco Studentesco, il gruppo studentesco di CasaPound. Amedeo Mancini risultava infatti un simpatizzante del movimento e partito CasaPound, nonostante questa notizia sia trapelata solo marginalmente nei giornali. Mancini è stato descritto come un “ultras” dai media italiani. Laura Boldrini e Matteo Renzi hanno parlato di “odio” riferendosi all’episodio, di fatto depoliticizzando l’accaduto, in una maniera analoga a quanto avvenuto in Norvegia poco tempo fa, dove Breivik, l’attentatore che uccise 77 persone nel 2011, è stato percepito dalla società come un folle, e le cause dell’evento estranee alla società, come ricorda l’antropologo Thomas Hylland Eriksen (Who or what to blame, in “European Journal of Sociology”, n. 55, pp. 275-294).

Per capire il tragico episodio di quest’estate a Fermo è necessario ricordare anche quanto avvenuto a Firenze qualche anno fa. Il 13 dicembre 2011 un militante di CasaPound, Gianluca Casseri, scese dall’auto e armato di pistola sparò a tre lavoratori senegalesi, uccidendone due e ferendo il terzo, in Piazza Dalmazia. Il pomeriggio tornò in strada dalle parti di San Lorenzo, sparando di nuovo e ferendo altri due giovani senegalesi. Inseguito infine dalla polizia, l’omicida si sparò a morte. Samb Modou, 40 anni, e Diop Mor, 54, sono rimasti uccisi. Sougou Mor, 32 anni, Mbenghe Cheike, 42, e Mustapha Dieng, 37, vengono feriti. All’epoca il sindaco di Firenze – Matteo Renzi – si trovò concorde con il leader di CasaPound nel dichiarare che Gianluca Casseri era un folle, che quella era stata la furia razzista di uno psicopatico, di un corpo estraneo alla società fiorentina. CasaPound prese le distanze dall’episodio, cancellando dal web i vari contributi che Gianluca Casseri aveva firmato e pubblicato sui siti del movimento negli anni precedenti. Nessun’azione legale seguì l’evento, CasaPound aprì una nuova sede a Firenze solo pochi mesi dopo, e l’anno successivo si presentò alle elezioni come partito indipendente.

Come ho già ricordato, CasaPound è un partito politico i cui militanti si auto-definiscono “fascisti del terzo millennio”. La lingua italiana – unica in questo tra le lingue europee – ha un termine specifico per definire la violenza di matrice fascista, diretta precisamente contro gli avversari politici: squadrismo. CasaPound ha fatto proprio questo termine, rivendicandolo a più riprese, attraverso gli anni. Data nell’aprile 2006 la prima volta in cui, in un comunicato, i militanti si sono auto-definiti squadristi. Si trattava di una marcia in “stile squadrista” attraverso le strade di Roma, in occasione delle elezioni amministrative. Con la stessa terminologia hanno poi confezionato delle magliette con su scritto “Perfetto stile squadrista camuffati da rock star”, nel 2012 a Bologna. Nel frattempo, hanno deciso di definire “squadrismo mediatico” alcune delle azioni violente condotte negli ultimi anni. Dall’irruzione nella sede di Rai Tre a Roma nel 2008 contro il programma “Chi l’ha visto?”, a quella a Radio Popolare a Milano nel 2009, e in vari istituti scolastici di Roma nel 2012, al grido di “Viva il Duce”.

Se, come suggerisce Mimmo Franzinelli, non si può capire il fascismo senza un chiaro riferimento allo squadrismo (Squadrism, in The Oxford Handbook of Fascism, a cura di R.J.B. Bosworth, Oxford University Press 2009), cercare di cogliere lo stretto legame tra il fascismo – come cultura politica – e lo squadrismo – come pratica violenta di azione – resta un aspetto di primaria importanza per cercare di spiegare gli eventi che la storia sembra lasciare ripetere. Il fascismo – inteso come fenomeno storico – è stato un fenomeno altamente complesso, come decenni di storiografia e interi scaffali delle biblioteche suggeriscono. Lasciando dunque per un momento la storia e le biblioteche, proviamo a capire che cosa significhi il termine “fascismo” per i militanti di CasaPound che così si definiscono. A tale domanda, questi hanno risposto in vari modi, dicendo ad esempio che il fascismo, dal loro punto di vista, è innanzitutto “un approccio alla vita, un modo di affrontare le cose, di vivere e di essere”. Il programma politico, hanno ripetuto a più riprese, non ha un ruolo preponderante nel determinare l’incontro con il fascismo, “non si diventa fascisti perché si è letto il Manifesto di Verona”, suggerisce un altro militante. C’è dell’altro, a loro avviso. È qualcosa di “pre-razionale, che viene poi razionalizzato”, “è prima di tutto un sentimento del mondo, uno stile di vita”. Un’“esperienza esistenziale”, dice un’altra militante. Questo stile di vita sarebbe rappresentato al meglio dalla capacità dei fascisti di “andare a morire con il sorriso”. Proprio come facevano i giovani squadristi, immortalati sorridenti davanti al plotone di esecuzione, con la sigaretta in bocca, mi ha detto un militante (tutte dichiarazioni raccolte nel mio Fascisti del Terzo millennio. Per un’antropologia di CasaPound, OmbreCorte, Verona 2015).

La morte e la violenza sono elementi centrali del fascismo come cultura politica. Non a caso, Furio Jesi parlava del fascismo come di una religione della morte, caratterizzato in particolare dalla “resistenza fino alla morte, l’assoluto rifiuto della resa” (Cultura di Destra, Nottetempo 2011). I militanti di CasaPound fanno propria questa eredità, laddove “boia chi molla” è anche un loro slogan, così come tanti testi di canzoni degli Zeta Zero Alfa che incitano a combattere, senza possibilità di resa: “Non c’è notte senza mattino, perché combattere è un destino”, “No, non stare in pena, nel dubbio mena e vedrai vivrai di più”, “Zeta Zero Alfa ti ama, Zeta Zero Alfa ti spranga, Zeta Zero Alfa ti accerchia”. Oppure in alcune delle tante scritte delle magliette degli Zeta Zero Alfa: “Comunque vada sarà una barricata”, “Cani da guerra”. Oppure “Fino all’ultimo”, come era scritto sulla maglietta indossata da Amedeo Mancini lo scorso 6 luglio a Fermo. Si riferisce alla canzone dell’album Disperato Amore, il cui testo recita “Fino all’ultimo mio gesto, oltre l’ultimo soldato. Fino all’ultimo sorriso, oltre l’ultimo respiro”. La morte sembra onnipresente per CasaPound, e il fascismo, seguendo le loro parole, sembrerebbe uno stile di vita dominato dal sacrificio, dalla violenza, dalla capacità di andare a morire, con il sorriso.

Queste testimonianze suggeriscono di leggere in altro modo gli eventi di Firenze e di Fermo. Non parrebbe “odio” il termine più indicato a delineare tali tragici episodi. Il fascismo di CasaPound sembrerebbe proprio quello stile di vita caratterizzato dalla capacità di andare a morire e dalla violenza con cui, sorridendo, si decide di far morire.

Gli episodi di Fermo e Firenze non sono episodi isolati, bensì solo i più violenti tra le numerose manifestazioni messe in atto da CasaPound contro centri di accoglienza per migranti e contro le politiche migratorie in Italia. Nelle dichiarazioni ufficiali, le manifestazioni non sono contro i migranti, bensì contro “la migrazione come fenomeno socio-politico indotto dalle multinazionali”, oppure contro “chi lucra sull’accoglienza”. Eppure, nella pratica, CasaPound è stata protagonista di varie manifestazioni sfociate in episodi di violenza contro i migranti. A Roma, a Tor Sapienza nel novembre 2014, quando venne presidiato un centro di accoglienza costringendo al trasferimento i minori che vi risiedevano dopo giorni di scontri e disordini. Oppure nel luglio 2015, quando a Casale San Nicola, nella provincia di Roma, venti richiedenti asilo vennero accolti a suon di pietre e cassonetti incendiati. Si possono contare almeno trenta distinte manifestazioni di CasaPound contro il “sistema migratorio” tra l’estate 2014 e quella 2015.

Nel programma politico relativo alle politiche migratorie CasaPound propone di sostenere i gruppi identitari extra-europei (Una Nazione. Il programma politico di CasaPound Italia). Si argomenta l’incommensurabilità di quante vengono definite “differenze culturali”, dove le identità di ciascuno vengono reificate e circoscritte in uno specifico territorio nazionale. Inizia così quel processo di differenziazione e gerarchizzazione del valore tra esseri umani capace di creare un substrato culturale dove morte e violenza contro il diverso divengono possibili e accettabili. Se lo squadrismo come pratica violenta si orienta specificamente contro l’avversario politico, oggi il migrante viene designato come avversario, capro espiatorio della crisi, di fatto de-umanizzato. I militanti di CasaPound non sono i soli a fabbricare il razzismo di nuova specie del terzo millennio, che cela dietro la retorica delle “differenze culturali” un distinto diritto di accesso alla cittadinanza, ai diritti sociali e persino ai diritti umani. Alle loro manifestazioni prendono parte esponenti di vari partiti: Lega Nord, Fratelli d’Italia, ex An.

Per cogliere la diffusione e la legittimità politica e istituzionale di cui CasaPound gode sempre di più in questo paese, è significativa un’altra vicenda che collega Casseri a Mancini, questa volta solo per casualità temporali. Cominciò infatti a gennaio 2012, poche settimane dopo l’episodio di Firenze, il processo giudiziario che Mary de Rachewiltz, figlia del famoso poeta americano Ezra Pound, intentò contro CasaPound per appropriazione indebita del nome del padre. È di questo giugno, invece, di poche settimane antecedente all’episodio di Fermo, la sentenza del giudice Daniela Bianchini, del tribunale di Roma, che chiude il processo. Il giudice ha dichiarato che “il nome di ‘CasaPound’ è diverso e autonomo rispetto al nome ‘Ezra Pound’”, e che “l’associazione in quanto tale opera in modo del tutto legittimo”, “né ha in alcun modo legittimato l’uso della violenza sotto il nome del poeta Pound” (Adnkronos del 10 Giugno 2016). Il giudice dichiara ciò citando la nota informativa fornita in allegato dall’avvocato difensore di CasaPound, Domenico Di Tullio, e firmata dal Prefetto della Direzione centrale della Polizia di prevenzione Mario Papa, nella quale i militanti di CasaPound sono descritti come “caratterizzati da uno stile attivo e dinamico”, desiderosi di promuovere “una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del Ventennio” grazie a “un impegno a tutela delle fasce deboli”, e dove le violenze di cui si sono negli anni resi protagonisti, sembrano dovute al “cosiddetto antifascismo militante” che “non riconosce il diritto all’agibilità politica a CasaPound” (Ministero dell’Interno, Dipartimento di Pubblica Sicurezza, Direzione centrale della Polizia di prevenzione. Roma, 11 aprile 2015).

Vediamo che il Ventennio diventa un’epoca di cui si può legittimamente dirsi promotori in Italia. Pare che il legame tra fascismo e squadrismo sia scomparso dalle preoccupazioni giuridiche in materia di legalità. La violenza esercitata dai militanti di CasaPound è sempre difensiva – opinione condivisa dagli stessi militanti, dal Ministero dell’Interno e dal Giudice del Tribunale di Roma. Stessa opinione poi che si diffonde nelle strade: a Fermo in queste settimane Amedeo Mancini è rappresentato come una vittima, sostenuto da gran parte della cittadina marchigiana, mentre la moglie di Emmanuel è stata costretta ad allontanarsi dalla città, completamente isolata. Infine, il legame tra Mancini e CasaPound è stato oscurato dalla maggior parte dei media e dei politici italiani. Il fascismo – come cultura politica – non popola l’Iperuranio. Pare diffondersi al contrario anche grazie a istituzioni, personalità e congiunture strutturali che partecipano alla legittimazione di chi fa di squadrismo e fascismo il proprio stile di vita quotidiano. Parlando di “odio” viene celata la realtà concreta che si mostra dietro le azioni di un singolo Mancini, o Casseri: quella di un partito politico come CasaPound, che rivendica di essere sia “fascista del terzo millennio” sia squadrista, ma che è legalmente inserito all’interno delle logiche “democratiche” di questo paese.

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Un commento a CasaPound   

  1. Andrea 18/01/2017 15:30 #

    Approposito: http://www.fascinazione.info/2017/01/delitto-di-fermo-la-vedova-patteggia-e.html

    “A raccontarci la storia dalla sua pagina facebook è Sandra Amurri, inviata del Fatto Quotidiano, una certamente insospettabile di cedimenti sul fronte del politicamente corretto. Un patteggiamento clamoroso per il ‘delitto razzista’ di Fano, un profugo ucciso da un cazzotto tirato gli da un ultra fermano. La vedova Chinery rinuncia al risarcimento (azione civile, ammettendo di fatto di aver mentito sulla ricostruzione dei fatti) e l’accusato Mancini rinuncia a denunciarla per falsa testimonianza.
    Grazie alla generosità dei tifosi germani risolto anche il problema del rimpatrio della salma: la curva sud, cioè gli ultras della Fermana calcio, pagheranno, grazie alla sottoscrizione, il trasferimento della salma in Nigeria, come da volere della vedova versando 3mila euro subito e 2 mila entro un mese.”

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