Giovani: un manifesto di “Gli asini”

GiPi

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Chi siamo?
Siamo un gruppo di giovani di buona volontà che hanno avuto molti privilegi e possibilità – studiare, viaggiare, conoscere – e di cui sappiamo di dover rendere conto, e che detestano il vittimismo, la lagna e il narcisismo di chi pensa di non aver avuto quel che merita.
Siamo in buona parte studenti non ancora inseriti (?) nel “mondo del lavoro”. ma anche educatori e operatori sociali presenti in varie città e regioni; siamo in buona parte persone già attive e non solo “in lista di attesa”; siamo attivisti e ci consideriamo, volenti o nolenti, “intellettuali” che cercano di dare a questa parola il suo giusto significato di persone che sanno servirsi del dono dell’intelletto, e ai quali non basta affatto aver letto e leggere tanti libri. Non ci chiudiamo nelle nostre città e nelle nostre regioni, vogliamo essere anzitutto italiani ma anche cittadini del mondo, sappiamo di appartenere a una sorta di “ceto medio e basso, universale” che sa di avere un peso e una responsabilità nelle sorti del pianeta. Quale che sia stata la nostra origine nazionale o di classe.
Cerchiamo di sfuggire in ogni modo alle trappole del narcisismo e del finto individualismo, oggi dominanti.
Apparteniamo a più confessioni religiose o siamo (capitinianamente) “liberi religiosi” ma siamo anche laici, anche atei, e via via vicini ai giovani immigrati di altre confessioni, di altre fedi.
Non amiamo i “buoni”, anche se ci troviamo spesso a lavorare insieme a loro: molte lodevoli attività che ieri si sono imposte in ragione della crisi o della fine di un modello di militanza politica, si sono lasciate trascinare dalla crisi del welfare preoccupandosi più della propria sopravvivenza di singoli, di associazioni, di gruppi e perdendo in gran parte di vista le finalità e idealità che avevano motivato, la loro presenza pubblica, le loro iniziative in favore degli emarginati e di tutti i bisognosi di attenzione e assistenza, dei bambini e degli adolescenti, degli immigrati, secondo il vecchio motto, che ci è molto caro, di “aiutare gli altri perché si aiutino da soli”. Molte associazioni sono probabilmente irrecuperabili, altre lavorano sul filo di rasoio del ricatto politico ed economico, altre ancora cercano faticosamente di mantener viva la loro diversità, coscienti dell’utilità e necessità del loro impegno umano e sociale, pedagogico e politico, assistenziale e propositivo.

Siamo preoccupati
per le sorti del mondo e del paese, coscienti della nostra assoluta debolezza: per le sorti delle vittime delle guerre e delle dittature, per la spietatezza dei poteri economici, politici e militari in quasi tutti I paesi del pianeta, e di quelli economici e mediatici soprattutto nei nostri, poteri che non solo distruggono la natura e mettono in forse la stessa sopravvivenza del pianeta, non solo si accaniscono sui più poveri, I più indifesi, gli ultimi, i piccoli, ma su intere popolazioni. In paesi come il nostro, dominati dalla finanza e dai suoi pretoriani politici, si governa grazie all’asservimento e avvilimento delle coscienze con una capillare opera di intima corruzione attuata dai mezzi di comunicazione, i vecchi e oggi i nuovi e nuovissimi, e dai loro sistemi educative.
In questo contesto, che ci vede insieme come vittime e come complici, siamo preoccupati per la nostra stessa sorte, per il futuro che questi poteri ci preparano.

Siamo disgustati
dall’ipocrisia dei politici, degli intellettuali, dei finti moralisti e denunciatori, dei risolutori libreschi dei massimi problemi, dei megalomani che predicano su giornali e tv, nelle università e in ogni altro ordine scolastico, politico, religioso; dai fibnti educatori,m dai diseducatori;
dall’ignavia, dalle false consolazioni, dalla smania di apparire;
dalle nostre stesse complicità, dirette e indirette, con un sistema di potere, fintamente democratico (la democrazia dei manipolati, dei frastornati, degli egoisti, degli stupidi), che ci manipola e guida, e opprime; e con una sinistra che ha totalmente abdicato alla sua diversità;
dai funzionari del potere e ai funzionari della cultura (professori, giornalisti).

Cosa vogliamo?
Crediamo che sia nostro dovere resistere con legami forti tra di noi ma evitando ogni logica di gruppo chiuso, setta o partito. Aperti soprattutto a coloro che vengono dopo di noi (ai fratelli minori, ai nuovi cittadini) affinché trovino chi sappia ascoltarli, dando quell’esempio di coerenza tra il dire e il fare di cui difettano politici, educatori, genitori; reinventare modi belli, esigenti, efficaci di stare insieme maschi e femmine, fratelli maggiori e fratelli minori, dedicandoci a imprese comuni, elaborate e attuate in gruppo, nel rifiuto del divismo e leaderismo, dell’esibizionismo dei singoli; studiare, capire dove ci stanno spingendo e come ci stanno ingannando, capire cosa sarebbe giusto fare, giusto reagire; far sapere agli altri chi siamo usando gli strumenti a nostra disposizione (rivista, casa editrice, convegni, manifesti, manifestazioni, proteste); portare un’attenzione particolare alle arti e alle forme della comunicazione, nella convinzione che i nuovi e i nostri linguaggi devono distinguersi non solo per le persone e le cose di cui si occupano, convinti che il come è altrettanto importante del cosa; re-imparare dai maestri di ieri più chiari sul rapporto tra il fare e il dire (dei nomi?) scrittori e pensatori come Sciascia, Calvino, Pasolini, I due Levi, Silone, Morante, Ortese, Chiaromonte, Zanzotto, Bobbio, Fortini eccetera, e educatori come Capitini, don Milani, Vinay, Dolci, Zucconi, Zoebeli, Mazzolari, eccetera, e qualche, più raro, politico) e dalle associazioni e dalle iniziative che li hanno avuti promotori o protagonisti anche se in tempi molto diversi dal nostro, più chiari del nostro;
rivendicare un ruolo di minoranza etica attiva che intende reagire ai mali del mondo nei limiti delle sue poche possibilità, ma non solo con l’analisi e con la denuncia, anche elaborando adeguate forme di intervento e di lotta, legandosi alle pratiche buone degli altri, cercando quando possibile il rapporto diretto con i lettori della rivista attraverso una pluralità di iniziative sul territorio nazionale, tutte da inventare; insistere sul metodo non perché ce l’abbiamo già ma perché sappiamo, che in quest’epoca di mutazioni così gravi e forse definitive non serve rifarsi al vecchio, nonostante quanto di buono c’è da impararne, ma inventare un diverso nuovo in grado di reagire al nuovo che ci opprime.
Tra una cultura che addormenta e una cultura che sveglia, scegliamo decisamente la parte della seconda. La rivista “Gli asini” spera di poter contribuire alla formazione di movimenti, associazioni, gruppi attivi in Italia e in collegamento con quanto accade altrove, a rendere più limpidi i nostri e i loro progetti, a far sì che l’intervento sociale, pedagogico, politico, e la produzione culturale e artistica si pongano all’altezza dei bisogni fondamentali espressi, a saperli ascoltare, dall’epoca tormentata, ma tutt’altro che confusa, in cui viviamo.
La nuova “Gli asini” non sarà una rivista “normale”, uno strumento di conoscenza, di riflessione, di assunzione di responsabilità, di invito all’azione, di crescita e consolidamento di un’area di pensiero e di intervento attiva e propositiva.

(per contatti: comunicazione@asinoedizioni.it)

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