Premio “Lo straniero” 2006


Il premio “Lo straniero” 2006 è stato assegnato a Tricase (Lecce) il 1° luglio scorso all’interno del festival salentino “Negroamaro”. La giuria, presieduta da Maurizio Braucci e composta da Cecilia Bartoli, Marcello Benfante, Anna Branchi, Marisa Bulgheroni, Roberta Carlotto, Luigi De Luca, Bruna Filippi, Goffredo Fofi, Piergiorgio Giacchè, Vittorio Giacopini, Alessandro Leogrande, Franco Lorenzoni, Giulio Marcon, Emiliano Morreale, Maria Nadotti, Claudio Pedone, Georgette Ranucci, Luca Rastello, Paola Splendore, Edoardo Winspeare e Dario Zonta ha così designato i vincitori:

NINO DE VITA, poeta dialettale appartato, il migliore dei suoi anni con il compianto Gabriele Baldini, ha narrato con la trilogia “Cutusìo”, “Cuntura” (Storie) e “Nnòmura” (Nomi) edita dalla casa editrice messinese Mesogea il paese e gli abitanti e la natura di Cutusìo (Marsala) in poesie di limpida e pudica e a suo modo crudele e lucida narrazione. Prive di idealizzazioni nostalgiche, rette da una intensa partecipazione alle difficoltà delle persone, degli animali, delle stesse cose, la loro solida morale civile e il loro controllato lirismo fanno di De Vita uno dei nostri maggiori poeti contemporanei.

CARLO VERDONE, attore, sceneggiatore e regista cinematografico ha con costanza e insistenza proseguito nella strada oggi sempre più inquinata e difficile della “commedia di costume” o “all’italiana”, unico degno erede dei grandi attori del passato e in particolare di Sordi, ma anche di sceneggiatori come Age e Scarpelli, di registi come Comencini, Monicelli, Risi. Il suo ultimo film, “Il mio miglior nemico”, è quello che ha colto con più pregnanza i dilemmi di una società che comincia, finalmente, a vergognarsi di sé. È un grande attore comico  in grado di impersonare una varietà di personaggi significativi del nostro contesto, ma non è certamente questo il suo solo talento.

ALBERTO CAPITTA è il meno noto, ma uno dei più interessanti tra gli scrittori di una straordinaria fioritura sarda, il fenomeno più ragguardevole e il meno studiato nelle nostre lettere, che ha dato scrittori importanti e ormai ben noti come Angioni, Todde, Fois, Niffoi e molti altri, proposti spesso dalla coraggiosa casa editrice nuorese Il maestrale.  Il suo romanzo “Creaturine” è incantevole per la sua apertura fiabesca, per la sua attenzione al paesaggio, per la ricchezza e diversità delle sue figure. Quello di Capitta è un nome su cui si è sicuri di poter contare.

ROBERTO SAVIANO ha esplorato l’entroterra campano e raccontato “dal vero” il fenomeno della camorra nelle sue più recenti evoluzioni, senza le ipocrisie moralistiche e la faciloneria della gran parte dei giornalisti e dei politici che si sono occupati del fenomeno, e secondo un metodo di narrazione originale e convincente, quello di una non-fiction che però ha le arditezze e la forza della migliore fiction. “Gomorra” è un’inchiesta ma è anche qualcosa di più, e ci aiuta a conoscere e a capire meglio il paese in cui, volenti o no, noi dobbiamo vivere, e può aiutarci a individuare i modi in cui potremmo reagire.

La rivista bolognese “HAMELIN” ha raccolto attorno a Emilio Varrà un gruppo di validissimi educatori di nuovo tipo (Edo Chieregato, Liliana Cupido, Nicola Galli Laforest, Paolo Lambertini, Giordana Piccinini, Federica Rampazzo, Ilaria Tontardini e altri), i quali hanno saputo portare in tante scuole, dall’esterno, un soffio vitale, proponendo agli studenti ampie e appassionate perlustrazioni degli immensi territori della narrativa e dell’illustrazione in tutte le loro forme e varianti e soprattutto quelle contemporanee. Non l’idolatria della “comunicazione di massa”, ma la riscoperta di modi antichi e la scoperta di modi nuovi per esercitare la grande virtù giovanile della curiosità.

Il gruppo napoletano CHI ROM E CHI NO, è formato da giovani (Barbara Pierro, Biagio Di Bennardo, Alessandra Di Fenza, Marco Marino, Emma Ferulano, Daniela Iennaco,  Antonio Stornaiuolo, Maurizio Gallo ) che hanno portato il loro entusiasmo in situazioni difficili dell’emarginazione rom e non rom all’interno di  quartieri “a rischio”, come si vuole ancora considerare Scampia, Secondigliano e altri, che si trovano alle porte di Napoli ma sono ancora esclusi dalla vita sociale e culturale della città. “Chi rom e chi no” vuol dire anche “Chi dorme e chi no”… La loro ultima presenza è stata quella di “mediatori” ed educatori nel bellissimo progetto “Arrevuoto” sostenuto dal teatro Mercadante di Napoli e diretto da Marco Martinelli con i ragazzi delle scuole e del campo rom di Scampia.

Il premio dedicato alla memoria di Carmelo Bene, già assegnato ai registi palermitani Daniele Ciprì e Franco Maresco, alla Compagnia della Fortezza di Volterra diretta da Armando Punzo e alla scrittrice Fabrizia Ramondino, va a

ERMANNA MONTANARI, attrice del gruppo ravennate delle Albe, grande interprete di “L’isola di Alcina” e “La mano”, sperimentatrice delle possibilità e del potere della voce umana, che è a suo modo la migliore continuatrice di una ricerca di cui Carmelo è stato iniziatore e maestro. Ermanna Montanari è, a parere della giuria, la più spericolata e formidabile attrice del teatro italiano contemporaneo, ma al contempo è membro di un gruppo di cui segue il destino con ammirevoli costanza e modestia; agli spettacoli più “suoi” come i citati, ha aggiunto la partecipazione a quelli del gruppo con altre memorabili interpretazioni, dalla Mère Ubu di “I polacchi” alla Titania del “Sogno di una notte di mezza estate”.