N. 36 – Giugno 2003

Apertura
Coriolano di T. S. Eliot

Persuasioni
Contro la guerra
La questione irachena di Giancarlo Gaeta – Un dopoguerra di Giulio Marcon – Gli esordi della “quarta guerra mondiale” di Achille Lodovisi – Missili e matite di Oreste Pivetta – Lettera a Bush dal Mozambico di Mia Couto – Cuba, prima che sia notte di Alessandro Leogrande – Tra Ossis e Wessis. Lettera dalla Germania di Max Mauro – Licenziamoli, i nostri padroni di Rinaldo Gianola

Arte e parte
Snap Shots di Robert Kramer con una nota di Paolo Mereghetti – ’68 e il teatro di Piergiorgio Giacchè – Al buio ci si abitua di Vinicio Capossela incontro con Goffredo Fof – Louis Prima nella neve di Vinicio Capossela

Ancora su Pasolini
Sesso, politica, Eni di Ottiero Ottieri – Per Pasolini il 5 marzo 2003 di Nico Naldini

Controscuola
L’educazione delle occasioni di Stefano Laffi – Punteruoli e fotocopie di Cecilia Bartoli – Sopravvivere in carcere a cura di Gabriella Sacchetti – Vicende di formazione professionale di Sergio Loi incontro con G. Fofi e Giovanni Zoppoli

Orizzonti
L’informazione e la guerra
di Giovanni De Mauro incontro con Stefano Liberti – Quasi ai margini di Goffredo Fofi – Dissenso e corruzione globale di Francesco Ciafaloni

Opere/giorni
La letteratura secondo Umberto Eco
di Alfonso Berardinelli – Saramago il duplicatore di Osvaldo Esposito – Maria Pace Ottieri tra gli immigrati di Alessandro Leogrande – Memorie di ragazze perbene di Paola Splendore – Jervis, la psicologia e la politica di Stefano Velotti – La Karenina e la Matteucci di Marcello Benfante – L’erba del Senegal secondo Ndione di Nando Sigona – Alice, tra Fanny & Alexander di Rodolfo Sacchettini – Il teatro visionario di Rodrigo García di Andrea Nanni – Tristezze londinesi di Mike Leigh di Goffredo Fofi – Tristezze newyorkesi di Spike Lee di Emiliano Morreale

La copertina di questo numero
è di GiPi (Gianni Pacinotti) le illustrazioni sono di Marco Lovisatti.

While we can be sympathetic and agree do my assignment that yes, sometimes the pressure in academia and in life in general can be immense, we don’t have to conclude that the decision to pay someone else to do your work is justified, at least not in academia
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