Premio 2008 – Ravenna

Giuria

Presidente: Marco Carsetti
Giurati: Cecilia Bartoli, Gianfranco Bettin, Anna Branchi, Maurizio Braucci, Marisa Bulgheroni, Goffredo Fofi, Piergiorgio Giacchè, Vittorio Giacopini, Luca Lambertini, Alessandro Leogrande, Federica Lucchesini, Roberto Magnani, Alessandra Mauro, Ermanna Montanari, Luigi Monti, Emiliano Morreale, Luca Mosso, Maria Nadotti, Francesca Nicora, Fausta Orecchio, Giordana Piccinini, Nicola Ruganti, Marino Sinibaldi, Paola Splendore, Cristina Ventrucci, Nicola Villa, Dario Zonta.

 

Premiati


Andrea Bajani

Nato a Roma nel 1975, vive e lavora a Torino. Ha pubblicato diversi romanzi tra cui per Einaudi Cordiali saluti e Se consideri le colpe (Premio Mondello 2007), oltre al reportage sul lavoro precario Mi spezzo ma non m’impiego e al recente Domani niente scuola. Ha preso parte a molte antologie, fra cui Lettere In–chiostro (Addictions), Scrivere sul fronte occidentale (Feltrinelli), Deandreide e Ho visto cose (Bur). Per il teatro, è coautore dell’ultimo spettacolo teatrale di Marco Paolini, I miserabili. Io e Margaret Thatcher. Collabora con Rai Radio Due, con i quotidiani “La Stampa” e “L’Unità”, e con la rivista “Lo Straniero”.

La motivazione: Ha pubblicato alcuni libri, di diverso interesse e risultato, che hanno cercato di narrare certi aspetti del presente – in particolare della condizione giovanile o adolescenziale – esemplari e rivelatori anche per i loro aspetti paradossali, ma è grazie al suo primo e vero romanzo che si è imposto alla nostra attenzione. Se consideri le colpe parla del nostro oggi mostrandone l’infelicità oltre le apparenze, la spietatezza – economica e culturale – oltre le ipocrisie, e lega storie private e storie pubbliche con convinta moralità. I destini stretti tra loro di un figlio abbandonato e di una madre tradita dalle sue velleità di fuga e di liberazione, un’Italia cattiva e una Romania di nuova colonizzazione, corrotta dai nostri modelli come ieri da quelli “sovietici”, s’incontrano in un difficile dialogo, stranito, dolente, crudele.


Marco Bechis

Nato a Santiago del Cile nel 1957, ha vissuto in Argentina e ha studiato cinema a Milano. Dopo il primo lungometraggio Alambrado ha scritto soggetto e sceneggiatura del Carniere di Maurizio Zaccaro. Il suo secondo film, Garage Olimpo (1999), è stato presentato al Festival di Cannes e ha ottenuto una lunga serie di riconoscimenti internazionali. È del 2001 Figli/Hijos presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Ancora una presenza a Venezia nel 2008 con La terra degli uomini rossi–Birdwatchers.

La motivazione: Italo–argentino, ha saputo raccontare in due film asciuttamente drammatici ed estremamente coinvolgenti l’Argentina di una spietata dittatura militare e delle sue vittime, i desaparecidos (Garage Olimpo), mettendo anche a fuoco alcune conseguenze attraverso la vicenda dei figli dei desaparecidos (Hijos), e – con un film non apprezzato secondo i suoi meriti, La terra degli uomini rossi–Birdwatchers – la disperata resistenza alla colonizzazione degli indios guarany dell’Amazzonia. In esso è riuscito a sposare lo sguardo dell’altro, e a narrare e spiegare, con grande pudore e senza il ricorso a nessuna astuzia retorica, una condizione che riguarda in realtà tutti, noi come gli altri, abitatori di un pianeta oppresso da un potere sempre più “globale”.


Anna Bravo

Storica e docente universitaria, vive e lavora a Torino. Si occupa di storia delle donne, e di temi legati al genocidio e alla Resistenza. Fa parte, tra l’altro, della Società Italiana delle Storiche e della Fondazione Alexander Langer. Ha pubblicato per Laterza: Donne e uomini nelle guerre mondiali; In guerra senza armi. Storie di donne 1940–1945 (scritto a quattro mani con Anna Maria Bruzzone); e ha collaborato ai volumi I fili della memoria. Uomini e donne nella storia insieme ad Anna Foa e Lucetta Scaraffia. Per Franco Angeli Edizioni sono usciti La vita offesa e Una misura onesta (scritto con Daniele Jalla). A colpi di cuore. Storie del Sessantotto, pubblicato ancora per Laterza nel 2008, è il suo ultimo lavoro.

La motivazione: È uno dei maggiori storici italiani, ma ha portato la sua attenzione su argomenti particolari e poco affrontati, come per esempio la guerra vista dalle donne (In guerra senza armi) o il confronto con gli uomini (Donne e uomini nelle guerre mondiali). Il suo saggio Noi e la violenza ha fatto molto discutere, perché dei movimenti degli anni Sessanta e oltre rompeva un tabù, parlando ancora di donne; mentre A colpi di cuore. Storie del Sessantotto si è rivelato, di recente, come il libro migliore tra i tanti che i quarant’anni da quella data hanno sollecitato – scritti perlopiù da ex leader e da giornalisti – grazie alla sua originalissima mistura di storia e biografia, il suo muoversi su percorsi insoliti e rivelatori.


Mara Cerri

Nata a Pesaro nel 1978, ha frequentato la Scuola del Libro di Urbino nella sezione Cinema d’Animazione. In seguito si è dedicata al disegno collaborando con riviste e quotidiani quali “Il Manifesto”, “Internazionale”, “Lo straniero”, “Carta”. Ha partecipato a diverse esposizioni e ricevuto importanti riconoscimenti. Tra i libri pubblicati: Dagli Appennini alle Ande e La spiaggia di notte (Edizioni E/O); Cleopatra (Edizioni EL); Ad una stella cadente (Orecchio Acerbo); La bambina di ghiaccio (Emme Edizioni); Antologia In volo (Zanichelli); Piccole donne (Fabbri Editori); Storia di Giacobbe e Giuditta e Oloferne (Fabbri Editori–Corriere della Sera). Di prossima uscita Via Curiel 8 per Orecchio Acerbo.

La motivazione: Pesarese, è la rappresentante sinora più nota di una “scuola” dell’illustrazione cresciuta nelle Marche negli ultimi lustri attorno all’Istituto d’Arte–Scuola del Libro di Urbino (e per molti aspetti grazie all’insegnamento di Roberto Catani), che vanta altri nomi di rilievo: sua sorella Tiziana, Marco Smacchia, Magda Guidi, Andrea Petrucci eccetera. Caratterizzano le opere di Mara una rara delicatezza e leggerezza, una svagata percezione del non mostrabile, una sfumata finezza del tratto, un colore che non s’impone ma che sembra collocarsi nei margini dell’evanescente, dentro una fiabesca apertura al mistero. Qualcosa di molto antico, di magico e poetico, che sfugge ai ricatti del presente, ma sa confrontarsi con i suoi fantasmi.


Pino Corrias

Giornalista e scrittore, è nato a Savona nel 1955 e vive a Roma. È stato inviato speciale del quotidiano “La Stampa”. Ha pubblicato per Rizzoli Luoghi comuni. Dal Vajont ad Arcore; per Baldini & Castoldi Vita agra di un anarchico, Ghiaccio Blu e, con Curzio Maltese e Massimo Gramellini, Colpo grosso; per Mondadori infine Vicini da morire, sulla strage di Erba. Ha lavorato come sceneggiatore e per Raidue ha condotto con Renato Pezzini l’inchiesta in quattro puntate “Mani pulite”; come dirigente Rai è stato inoltre produttore di La meglio gioventù, per la regia di Marco Tullio Giordana e De Gasperi, per la regia di Liliana Cavani. Collabora al quotidiano “La Repubblica” e al settimanale “Vanity Fair”.


La motivazione
: Pubblicò molti anni fa una bella biografia di Luciano Bianciardi, Vita agra di un anarchico, a cui hanno fatto seguito pamphlet politici scritti in collaborazione e con un obiettivo ben chiaro: Berlusconi e la sua amoralità in grado di conquistare il plauso delle maggioranze. Ma è con le inchieste Ghiaccio blu (che sapeva dire cose inedite sugli Usa, un paese che ci ha invaso da sempre con le sue autorappresentazioni) e Vicini da morire, implacabile descrizione della “banalità del male” nella Padania benestante, che si è affermato come uno dei pochi veri giornalisti italiani di oggi che sappiano fare vere inchieste. Luoghi comuni, infine, descrive posti significativi, sedi di episodi vari e recenti di storia patria.


Grazia Honegger Fresco

Nata a Roma, vive dal 1960 a Castellanza, dove ha fondato e diretto fino al 1986 una scuola Montessori per bambini dai due ai dieci anni. Autrice di opere divulgative in campo educativo – tra cui Essere genitori (Demetra) – ha scritto la biografia di Maria Montessori Una storia attuale (L’ancora del mediterraneo). È presidente dell’Associazione e dei Centri Nascita Montessori di Roma e di Castellanza, condirettrice del trimestrale “Il quaderno Montessori” e ha a lungo sperimentato la forza innovativa di questa proposta pedagogica.

La motivazione: Romana di nascita e di formazione è stata una delle ultime allieve di Maria Montessori, cui ha dedicato di recente una preziosa ed essenziale biografia che interpreta e difende l’attualità del suo pensiero, delle sue acquisizioni pedagogiche e anche tecniche. Amica di Danilo Dolci e di Aldo Capitini, dei maestri del Movimento di cooperazione educativa e di tutti i migliori educatori italiani degli ultimi cinquant’anni, ha ostinatamente fondato asili, formato insegnanti, difeso la libertà del bambino e le finalità di un’educazione all’autonomia, alla pace, alla libertà, oltre a diffondere i testi del pensiero pedagogico più innovativo e cioè antiautoritario. “Lo Straniero” è orgoglioso di averla tra le sue firme più assidue, e come splendida e generosa consulente delle iniziative pedagogiche dei suoi collaboratori e amici.


Alina Marazzi

Regista milanese del 1964, ha esordito nel 2002 con il film documentario Un’ora sola ti vorrei (che ha ottenuto riconoscimenti ai festival di Locarno, Firenze, Torino e Newport), cui sono seguiti nel 2005 Per sempre – un documentario sulla vita delle monache di clausura – e nel 2007 Vogliamo anche le rose, che ripercorre la storia delle donne tra la metà degli anni sessanta e la fine degli anni settanta. Ha lavorato all’interno del progetto Fabrica e ha collaborato con Studio Azzurro e con Giuseppe Piccioni.

La motivazione: Si è imposta con due film ascrivibili – anche se genericamente – alla nuova e importante attenzione dei cineasti per le possibilità e le libertà offerte dal documentario. Tra riflessione autobiografica e ricostruzione di un’epoca, ha raccontato in chiave intima (Un’ora sola ti vorrei) e storica (Vogliamo anche le rose) aspetti della condizione femminile in Italia, illustrandoli con un sapiente uso del repertorio e del montaggio. Se nel primo l’ispirazione appare più alta e drammatica – nel rapporto dell’autrice con la memoria materna – nel secondo è un quadro socialmente mosso a imporsi, attraverso documenti ufficiali e non ufficiali che ricostruiscono una vicenda collettiva, con le sue mancanze e le sue violenze, i suoi vuoti e le sue storture.


Salvatore Mereu

Classe 1965, si è diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. È autore di cortometraggi come Notte rumena (1996), Miguel (1999), Il mare (2004). Ballo a tre passi (2003) è il suo primo lungometraggio, vincitore della sezione “Settimana Internazionale della Critica” alla Mostra del Cinema di Venezia e del David di Donatello per il miglior regista esordiente. Del 2008 il secondo lungometraggio, Sonetàula.

La motivazione: Sardo, ha raccontato la sua isola con innamorato candore in Ballo a tre passi, sulle quattro stagioni della vita, e ha ricostruito, a partire dal bel romanzo di Giuseppe Fiori Sonetàula, un’esemplare biografia barbaricina, quella di un ragazzo di ieri che cresce in un contesto di scarsità e ne ha il destino segnato. Il rifiuto di ogni concessione spettacolare, l’intensità della partecipazione a questo destino, la misura, il ritmo, la precisione della narrazione ne fanno un’opera di grande poesia, il cui perno è, ci pare, il rispetto per un passato (per “i morti”) di cui nel nostro paese senza memoria non si hanno esempi recenti altrettanto austeri, sinceri, commossi.


Ermanno Olmi

Nato a Treviglio nel 1931 si è impegnato nel cinema dal 1953 dapprima attraverso la realizzazione di documentari, poi di lungometraggi e anche di numerose inchieste televisive. I suoi lavori gli sono valsi i più importanti riconoscimenti italiani e internazionali. A Bassano del Grappa ha fondato nel 1982 la scuola Ipotesi Cinema, che dal 2002 ha sede a Bologna. È del 2005 la collaborazione con Abbas Kiarostami e Ken Loach nel film Tickets e del 2007 il suo ultimo film Centochiodi. Nel 2008 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia.


La motivazione
: Non ha, naturalmente, bisogno di presentazioni. È il nostro regista più grande, autore di film ormai classici come Il posto, I fidanzati, La circostanza, L’albero degli zoccoli, Cammina cammina, e i più recenti e più azzardati, Il mestiere delle armi, Cantando dietro i paraventi, Centochiodi. Egli ha saputo più volte mettersi in discussione, cambiar registro, affrontare temi nuovi e sperimentare tecniche e linguaggi, fino alla recente decisione di dedicarsi d’ora in avanti soltanto al cinema documentario. Partendo da una profonda vocazione etica, da una passione sempre giovanile, dalla fiducia nonostante tutto nelle possibilità dell’uomo, dal dovere e dall’istinto della generosità, egli ha accompagnato la nostra storia dai lontani anni del “miracolo” costringendoci più volte a rivedere le nostre idee, a confrontarle con le più profonde esigenze morali e con le richieste sempre nuove dell’epoca che abbiamo attraversato.


Rodolfo Sacchettini

Classe 1981, vive a Firenze dove sta concludendo un dottorato di ricerca alla Facoltà di Lettere e Filosofia. È critico teatrale della rivista “Lo straniero” e ha scritto saggi sul lavoro di Motus, Fanny & Alexander, Kinkaleri (pubblicati in volumi Ubulibri). L’oscuro rovescio. Previsione e pre–visione della morte nella narrativa di Tommaso Landolfi (SEF) è il suo primo libro, cui seguono Storie da legare (Edizione della Meridiana) curato con Ascanio Celestini e Memorie, autobiografie, diari nella letteratura italiana dell’Ottocento e del Novecento (ETS) con Anna Dolfi e Nicola Turi. Fa parte dell’osservatorio del Premio nazionale Extra, è tra i giurati del Premio Ubu ed è entrato recententemente a far parte della direzione artistica del Festival di Santarcangelo per il triennio 2009–2011. Nel 2008 ha vinto il Premio speciale Idolina Landolfi istituito dal Premio letterario Dessì. Insegna italiano agli immigrati ed è tra i fondatori del gruppo critico Altre Velocità.

La motivazione: Fiorentino, si è imposto nonostante la giovane età come critico teatrale di acutissima intelligenza, ma ha anche scritto un saggio su Landolfi e la morte che lo rivela saggista di talento e dimostra l’ampiezza dei suoi interessi. Con Cristina Ventrucci, già nostra premiata, e con Silvia Bottiroli egli è una delle poche presenze vive nella critica teatrale di oggi, e deriva la sua intelligenza anzitutto dalla frequentazione dei gruppi più coraggiosi, i più indifferenti alle mode e ai ricatti del successo. Se i collaboratori dello “Straniero” hanno scelto di premiarlo, non è soltanto per la sua assidua partecipazione alla vita della rivista, ma perché si aspettano da lui molto, e non solo in campo teatrale.


San Marcellino onlus

Nel 1945 il gesuita Padre Paolo Lampedosa decide di aprire la porta della piccola chiesa di San Marcellino in Sottoripa alle persone bisognose di un ricovero. Le attività assistenziali si sono da allora sviluppate anche in iniziative rivolte ai minori e ai soggetti più “a rischio” nelle isole di povertà. È nel 1988 la nascita dell’Associazione San Marcellino – un’associazione laica ma legata alla Compagnia di Gesù – che nel 1998 assume la forma di onlus. Ed è invece nel 2002 la nascita della Fondazione omonima che concentra la propria opera – contando su volontari e operatori – sulle attività di formazione e sulla gestione degli immobili, donati o ceduti da privati, destinati all’Associazione.

La motivazione: È un’opera dei Gesuiti presente a Genova dal 1945 che oggi coinvolge una trentina di operatori, circa cinquecento volontari e vive del contributo di qualche migliaio di sostenitori. Le sue attività si sono rivolte alle persone in maggior difficoltà, sviluppando servizi a favore dei senza dimora secondo un modello di accompagnamento sociale basato sulla convinzione che le domande poste dall’incontro con la sofferenza debbano essere tradotte in una proposta culturale che coinvolga quanto più possibile la società. “San Marcellino” ha promosso attività sociali e culturali, anche mettendo in rete persone e organizzazioni, nel campo della formazione, del confronto pubblico, della ricerca, dello studio, della sperimentazione. Modello di intervento approfondito, a vasto raggio, ma che non trascura mai l’individualità della persona da aiutare e le sue primarie esigenze, “San Marcellino” è una delle realtà più vive del cosiddetto “sociale”, che trova in Genova e per Genova la sua necessità.


Edoardo Winspeare

Nato a Klagenfurt nel 1965, ha sempre vissuto nel Salento, pur studiando a Firenze e Monaco e viaggiando come fotografo in giro per il mondo. Pizzicata, del 1995, è il suo primo lungometraggio e ha collezionato premi e riconoscimenti sul piano internazionale. Nel 2000 è uscito il film Sangue vivo, in dialetto salentino sottotitolato in italiano, e l’anno successivo Il miracolo, presentato alla Mostra del cinema di Venezia. Il cammino è una produzione Sky del 2005. È invece del 2008 l’ultimo lavoro del regista, Galantuomini, recentemente presentato con successo alla Festa del Cinema di Roma. Winspeare è anche uno dei fondatori del gruppo musicale Officina Zoè.

La motivazione: È un salentino di origini composite, innamorato della sua terra, della sua musica, del suo mare, delle sue donne. Con attenzione antropologica e con massimo rispetto, egli ha raccontato il Salento in tre film di sensuale fulgore, Pizzicata, Sangue vivo e il recentissimo Galantuomini, che è il suo film più maturo, e ha dedicato a Taranto Il miracolo. L’originale mistura di investigazione e melodramma, l’esplodere delle passioni esaltato dal colore (il paesaggio) e dal suono (la musica di tradizione e nuova, meridionale anzi mediterranea), la scoperta di un ambiente naturale e umano, lo spingono oltre il realismo, in una zona d’incontro tra l’oggi e un pagano retroterra che è esemplificata in particolare da un “corto” che possiamo definire iniziatico, Il cammino.

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