Premio 2011 – Santarcangelo di Romagna (RN)

Giuria

Presidente: Rodolfo Sacchettini

Giurati: Silvia Bottiroli, Anna Branchi, Maurizio Braucci, Carlo De Maria, Carlo Donolo, Goffredo Fofi, Piergiorgio Giacchè, Vittorio Giacopini, Luca Lambertini, Alessandro Leogrande, Roberto Magnani, Leila Marzocchi, Paolo Mereghetti, Ermanna Montanari, Emiliano Morreale, Maria Nadotti, Giordana Piccinini, Georgette Ranucci, Alessandro Triulzi, Cristina Ventrucci, Giovanni Zoppoli.

Premiati


Fernando Bandini festeggerà in questi giorni i suoi ottant’anni di vita, ed è doveroso che lo si festeggi anche noi, il più appartato e meno noto dei nostri grandi poeti del Novecento e, per fortuna, dei primi decenni del Duemila. La sua generazione è quella della grande poesia degli Zanzotto, dei Sereni, dei Giudici, dei Fortini, ma lui è più vicino a Saba che a Montale, dove il pensiero viene dal canto. Ha scritto rime in italiano, in latino, in veneto, ma la sua tensione è sempre la stessa e riconoscibile, ed è forse la sua lunga pratica di maestro elementare e la vitalità che viene dal contatto con i bambini a renderlo così “leggibile” e così alto, attento al mondo e ai suoi cambiamenti e all’eco del passato di un popolo che è stato popolo, e gli ha dato la capacità e la forza di resistere alle aggressioni di una cattiva modernità senza perdere la fiducia nella vita. Bandini è uno dei grandi poeti del nostro tempo, e il nostro omaggio è tanto rispettoso quanto affettuoso, caloroso, riconoscente.

Patrizia Cavalli Da quando, su consiglio di Elsa Morante, Patrizia Cavalli ha pubblicato da Einaudi la sua prima raccolta intitolata significativamente Le mie poesie non cambieranno il mondo, i suoi versi, sempre a lungo meditati, leggibili e perfino cantabili, hanno saputo accompagnare l’evoluzione (involuzione) della nostra società tenendosene lontani ma in fitto e provocatorio dialogo, L’ego dell’autrice non si è mai nascosto dietro alcuna forma di “impegno”, al contrario, ma ha paradossalmente detto su di noi più di tanti saggisti, opinionisti, investigatori. Praticata con la grazia della vera artista, con l’isolamento di chi sa vedere, la sua è stata sempre una sana provocazione, fortemente autobiografica, nei confronti dei luoghi comuni e della comune stupidità, dal punto di vista di una corrusca nevrosi, per noi simpaticamente esemplare e sommamente istruttiva.


Roberto Innocenti Notissimo all’estero, premiato con i più importanti riconoscimenti del settore, Roberto Innocenti è uno dei grandi dell’illustrazione contemporanea, particolarmente versato nel tradurre in immagini il mondo dei grandi scrittori per l’infanzia, da Collodi a Stevenson. Il suo Pinocchio è uno dei più belli mai disegnati e certamente il più rispettoso delle matrici antropologiche storiche culturali di questo classico. Radicato nelle tradizioni di una Toscana minore, contadina e appenninica, la vecchia Toscanina, ha saputo però allargarsi e spaziare nel confronto con altre tradizioni, cercando i punti comuni di un’umanità oggi travolta da novità incontrollabili. Ma non si tratta solo di nostalgia, nell’opera di quest’artista minuzioso e puntuale ma anche perennemente disposto al gioco e all’avventura, attento al particolare e al generale, perché egli è libero nei riferimenti e nelle ambizioni, sempre pronto alle scommesse che possano rimettere in campo la sua inesauribile energia, la sua poesia.

Enzo e Lorenzo Mancuso Siciliani, innamorati della tradizione sonora della loro terra, nipoti non lontani dei Busacca e delle Balistreri, attraversata l’esperienza dell’emigrazione e del distacco hanno saputo riviverla e ampliarla attraverso una gamma di approfondimenti e scoperte che fanno del passato una miniera da cui attingere con passione e rispetto e, quel che più importa, senza nulla cedere alle logiche del consumismo pseudo folklorico o ai rigorismi di una discutibile e impossibile fedeltà. Con la loro musica, voce e strumenti, Enzo e Lorenzo sono riusciti a metterci a confronto, oggi e proprio oggi, con qualcosa di perenne, con una religiosità greco-cristiana che sa strappare all’antico la sua eco e far sì che un’antica visione dell’uomo e del sacro possa tornare nostra, e non sia soltanto esperienza estetica ma religiosa e totale.


Letizia Muratori Con una piccola manciata di romanzi e racconti lunghi, editi gli ultimi da Adelphi (Il giorno dell’indipendenza, Sole senza nessuno…), Letizia Muratori si è imposta alla nostra attenzione non come una promessa ma come una certezza delle nostre lettere, un motivo in più di fiducia nei confronti di quella parte delle ultime generazioni che sa resistere alle lusinghe del denaro e della fama e sa portare avanti con coraggiosa determinazione la propria vocazione, nel rispetto di una personale originalità. Narra di realtà vicine e, se di ieri, con uno sguardo che è pienamente di oggi, e spinge la sua attenzione, con invenzioni pienamente romanzesche, nelle pieghe di una realtà sempre ambigua, che nasconde altro da ciò che appare, che va investigata con curiosità e però con amore, perché di essa siamo tutti partecipi. I risvolti imprevisti delle sue narrazioni rimandano a una tradizione lontana del romanzo e del racconto che commuove ed esalta.


Fabrizio Orlandi Il teatro c’è chi lo fa e chi lo guarda, chi lo critica e chi lo gestisce… attori e autori, spettatori e critici, organizzatori e assessori tutti fingono di dare ma finiscono per prendere. Fabrizio Orlandi da anni o da sempre lavora in teatro e per il teatro, senza portar via nulla per sé. È pagato come un tecnico ma impagabile come un amico, uno dei pochi di cui il teatro può fidarsi e a cui può affidarsi. Ha cominciato molti anni fa con le idee e ha finito per concentrarsi sulle cose. Ha scritto, pensato, tradotto, discusso e collaborato con tutta la sua sensibilità e intelligenza al lavoro di artisti, intellettuali e organizzatori… per poi scegliere la fatica e la materialità di chi del teatro si prende cura. Di chi per davvero “gli dà una mano”. Fabrizio lo fa a partire da un festival come Santarcangelo, a cui è legato da un lunga storia, e da quel teatro che non a caso si chiama “Delle Passioni”.

A Jafar Panahi, per averci mostrato attraverso i suoi film le contraddizioni dell’Iran moderno, con grande attenzione alla condizione delle donne, sfidando la censura del regime della Repubblica Islamica in cui tuttavia il regista non ha rinunciato a vivere e a lottare per la democrazia, sopportando l’ingiusta e assurda condanna a 6 anni di carcere e a 20 di interdizione dal realizzare film. Questo premio di “Lo Straniero” vuole esser anche un augurio affinché Panahi ottenga di nuovo la libertà, fisica e di parola.

Stefano Ricci Animatore di riviste e gruppi e di vere e proprie scuole dell’illustrazione del fumetto della grafica e del disegno animato – da ultimo in Amburgo in associazione con una grande disegnatrice come Anke Feuchtenberg – Stefano Ricci è il più instancabile e il più “sociale” di quello straordinario gruppo di disegnatori e fumettisti italiani cresciuto dopo gli anni settanta a partire da Bologna e che ha oggi raggiunto ascolto e fama internazionali. La sua opera, generosa e concentrica, privilegia il bianco e nero inserendosi d’autorità in una tradizione (in un revival) che è quella del grande romanticismo, un’aura tuttora attuale in un’epoca che fa l’impossibile per chiudere l’individuo nella sua solitudine, di cui uno dei pochi possibili scampi è l’esercizio di una fantasia che non arretra di fronte alla scoperta dei lati oscuri, che sono di sempre ma in forme che nascono dai lati oscuri di tutta una società. In Stefano Ricci si tratta di un’arte di cui egli vuole che altri partecipino, pronti però a prendere ciascuno la propria strada e a dare una forma personale alle proprie inquietudini.


Alice Rohrwacher Dopo pochi documentari, Alice Rohrwacher ha esordito nel lungometraggio cinematografico con un’opera prima sorprendente e commovente, Corpo celeste, di austera semplicità. Film a basso costo, esemplare di un modo di lavorare che è il solo a poter salvare la cinematografia italiana, Corpo celeste è anzitutto un film religioso declinato al femminile, che, partendo da Anna Maria Ortese, vuol farci ricordare la nostra appartenenza al cosmo e, come in certe rare opere di Rossellini ma in modo più aperto e contemporaneo, sa confrontarsi con una realtà specifica quale la calabrese di oggi, tra arcaico e nuovo, e con un’istituzione centrale per la nostra esperienza individuale e nazionale quale la chiesa cattolica, forte di un equilibrio tra partecipazione e distanza che viene all’autrice di essere al contempo pienamente italiana e pienamente europea.


Mariuccia Salvati è storica di professione, saldamente accademica e preparatissima ma non ha mai rinunciato a dare una sostanza “militante” alla sua professione – il lavoro di formazione dei nuovi storici, ricco di risultati (e molti nostri collaboratori ne sono la prova), l’intervento nelle questioni più scottanti riguardo all’interpretazione del “chi siamo e da dove veniamo”, la partecipazione centrale all’esperienza di riviste come “Problemi del socialismo” ieri e “Parolechiave” oggi. Ha affrontato la storia delle rivoluzioni sociali non solo italiane (la Comune!) ma soprattutto quella della nostra società, e memorabili sono i suoi studi sulla “classe media”, il cui peso ha continuato a crescere, e sulla sua natura e le sue contraddizioni, ma forse la sua qualità prima è un’onesta intellettuale profondissima che le fa porre sullo stesso piano il lavoro della ricerca e quello della formazione.


Virgilio Sieni è uno dei protagonisti della danza contemporanea italiana. Coreografo e danzatore, è tra i pochissimi capaci tramite il movimento di dar vita a composizioni che parlano ancora dell’“umano”, delle sue debolezze e fragilità. A partire da una solida riflessione teorica e filosofica, le opere di Sieni poggiano la loro concretezza sulla dinamica del corpo, senza decorazioni ridondanti né conclamati esibizionismi. L’intimità dello sguardo e la capacità di vedere oltre le apparenze si manifestano chiaramente nell’ultimo lavoro Tristi tropici, che mostra il lento declino delle civiltà occidentali, la rottura del legame con la loro parte femminile e con quella animale, e in definiva con la parte che è del sacro. Dal 2007 Sieni porta avanti un importante lavoro di “trasmissione del gesto” che coinvolge bambini, anziani, non vedenti e danzatori professionisti, in un arcipelago di attività legate all’idea di una “democrazia del corpo”.


Gli asini è una rivista-gruppo di giovani educatori – intellettuali, artisti e operatori sociali che, avendo cercato e trovato qualche vecchione non indegno con cui dialogare, coordinati da Luigi Monti, sono partiti da una convinzione comune: che la scuola e la pedagogia italiane, e la famiglia italiana, e la politica italiana, attraversano una crisi gravissima alla quale occorre cercare rimedio fuori dagli ambiti che l’hanno favorita, e che bisogna ridiscuter tutto a partire dalla condizione e dai diritti conculcati e traditi dell’infanzia (quella ricca e quella povera, quella autoctona e quella immigrata) e dell’adolescenza, della giovinezza. In pochi numeri, la rivista, un bell’esempio di lavoro realmente di gruppo con collaboratori e amici in tutte le regioni, ha saputo trovare una dimensione chiara e profonda, cercando il dialogo con la parte migliore degli “addetti” ma anche con tutte le persone di vera e buona volontà ha saputo indicare strategie e obiettivi senza perdere di freschezza e originalità.


La Cineteca di Bologna esiste da molti anni e, fondata da appassionati generosi come Vittorio Boarini, presieduta da un europeo di grande esperienza e valore come Peter van Bagh, diretta da un animatore vivace attento colto e capace come Gianluca Farinelli, si è imposta, in un paese come l’Italia dove le istituzioni culturali sono quasi sempre “enti inutili” e parassitari (anche e più di altre quelle cinematografiche), come uno dei pochi luoghi dove l’amore per il cinema può venir trasmesso da una generazione all’altra di spettatori e di professionisti. Una programmazione rigorosa, un forte rapporto con le altre istituzioni soprattutto pedagogiche, pubblicazioni di qualità, mostre e rassegne del cinema di ieri e di quello di oggi, una presenza mai passiva nella città, una schiera di funzionari e collaboratori entusiasti e competenti ne fanno un esempio quasi unico di istituzione culturale efficiente e degna nella frastornata Italia di oggi.

La Casa-laboratorio di Cenci è stata fondata più di un quarto di secolo fa sulle colline intorno ad Amelia (Terni) da Franco Lorenzoni, un maestro elementare che era stato militante di un gruppo politico caduto in crisi con la fine delle utopie post-sessantottesche, ed è diretta oggi da Franco assieme alla sua compagna Roberta Passoni, anche lei maestra elementare. Ha raccolto in campi di lavoro, seminari, stage, convegni (ultimo quello dedicato al pensiero e all’eredità di Alex Langer) e feste soprattutto bambini e adolescenti accompagnati dai loro insegnanti per lo studio della natura (specializzandosi in quello delle stelle…) e gruppi di educatori che vi hanno trovato una generosa ospitalità per discutervi i problemi che affliggono la scuola ma anche la società, e anzi le società e il mondo, poiché vi sono passati gruppi e operatori latino-americani, indiani, polacchi (lo stesso Grotowski) e d’altri paesi: sotto il segno dell’apertura e dello studio, nel confronto serrato col nuovo.


“Zazà” Ad appena tre anni dalla sua nascita, la rivista radiofonica domenicale di Radio3Rai coordinata da un gruppo di lavoro che comprende tra gli altri Anna Antonelli, Lorenzo Pavolini, Massimiliano Virgilio, Rosalba Ruggeri, Piero Sorrentino e Marcello Anselmo, si è affermata come uno dei centri di informazione più originali – nell’attuale miseria e viltà delle “comunicazioni di massa” – per l’informazione e la comprensione di ciò che accade nella cultura meridionale e regionale, così trascurata dai media detti “centrali”. Domenica dopo domenica ha raccontato ciò che si muove nel Sud non trincerandosi nel “culturale”, non privilegiando gli “eventi”, non tacendo le questioni e i fatti più scabrosi e delicati, grazie a un gruppo di lavoro affiatato e vispo, che sa guardare ascoltare leggere i mutamenti, le loro cause e i loro effetti.


Comitato di sostegno: Altre Velocità, Elisa Angelini, Associazione San Marcellino, Andrea Bajani, Ouidad Bakkali, Maria Paola Bonini, Angelo Bottiroli, Paolo Bottiroli, Lida Brachesi, Anna Bravo, Fabio Bruschi, Canicola, Enrico Casagrande, Guido Ceroni, Giuseppe Chicchi, Nicola De Cilia, Giorgio Diritti, Fanny & Alexander, Riccardo Festa, Graziella Gaballo, Laura Gemini, Elisabetta Gulli Grigioni, Alina Marazzi, Fabrizio Matteucci, Marco Martinelli, Salvatore Mereu, Milano Film Festival-esterni, Ermanna Montanari, Martina Monti, Leila Marzocchi, Valentina Morigi, Emiliano Morreale, Roberto Naccari, Daniela Nicolò, Marcella Nonni, Ludovico Orsini Baroni, Sandro Pascucci, Umberto Patalano, Debora Pietrobono, PierSilverio Pozzi, Alessandro Rossi, Socìetas Raffaello Sanzio, Rodolfo Sacchettini, Marina Spada, Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Stefano Tonti, Franco Tramonti, Giorgio Vasta, Cristina Ventrucci, Dario Zonta.

 

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