Premio 2013 – Santarcangelo di Romagna (RN)

Giuria

Presidenti: Stefano Laffi, Giordana Piccinini

Giurati: Silvia Bottiroli, Anna Branchi, Goffredo Fofi, Alessandro Leogrande, Rodolfo Sacchettini, Nicola Villa, Alessandra Mauro, Costantino Cossu, Maurizio Braucci, Livia Apa, Mariuccia Salvati, Alessandro Triulzi, Luigi Monti, Sara Honegger, Grazia Fresco, Lorenzo Pavolini, Marina Galati, Fausta Orecchio, Dario Zonta, Emiliano Morreale, Enzo Ferrara, Giacomo Borella, Gianluca Farinelli, Vittorio Giacopini 
 

Premiati


Franca Cavagnoli narratrice, saggista, traduttrice di grandi scrittori contemporanei da noi molto amati come Naipaul, Coetzee, Toni Morrison e altri, attivissima come formatrice di nuovi ed egregi traduttori, ha scritto un saggio di fondamentale rilievo sull’arte e il mestiere della traduzione, La voce del testo (Feltrinelli): sulla traduzione come esperienza e, indirettamente, sulla traduzione come necessità vitale nell’epoca della globalizzazione e dell’incontro obbligato tra i cittadini del mondo. Un “manuale”, infine, di quelli più necessari ad affrontare il presente.
 

Matteo Marchesini narratore, poeta, saggista, appartiene alla parte più esigente di una generazione di giovani appassionati di letteratura come possibilità di indagare il mondo, di dirlo e se possibile di cambiarlo. I saggi di Soli e civili (Edizioni dell’asino) e il romanzo Atti mancati (Voland) mostrano nel suo percorso una tensione etica che tiene conto, più che del successo, della qualità di una ricerca che ambisce a confrontarsi con gli insegnamenti dei maestri di ieri e dei fratelli maggiori di oggi (come Bellocchio e Berardinelli) e, nel romanzo, con le incertezze, le fatiche e gli affanni dei propri simili. 

Giovanni Columbu architetto, saggista, regista televisivo, ha diretto due film insoliti e brucianti, nel 2001 Arcipelaghi e più di dieci anni dopo Su Re, dedicati alla sua Sardegna e in particolare alla Barbagia. Il primo, è un’illustrazione drammatica dei rituali della vendetta all’interno di una piccola comunità, il secondo uno sprofondare nel passato più arcaico dell’isola in cui ritorna la Passione di Cristo come in una tragedia greca o preistorica: la storia del capro espiatorio da cui si diparte ogni civiltà. Nell’austerità e nella durezza del suo modo di narrare, Columbu ci riporta a verità prime, necessariamente sconvolgenti.

Leonardo Di Costanzo regista cinematografico, è uno dei più rigorosi rappresentanti di un cinema lontano dai salotti romani e dalla banalizzazione televisiva ma anche dalle molte facilità della voga documentaristica. Ha insegnato cinema a Parigi, in Cambogia, in America Latina, e ha prodotto attente perlustrazioni di realtà significative come la scuola, l’amministrazione locale, l’immigrazione, a partire dalla sua città, Napoli, dove ha ambientato il suo primo film a soggetto, L’intervallo, di eccezionale intensità nella descrizione della solitudine giovanile dentro una società violenta o indifferente.
 

Andrea Brazzoduro si è fatto conoscere come uno dei nostri più valenti giovani storici – che sono per fortuna molti, grazie a insegnanti di grande valore – con una ricerca sulla guerra d’Algeria, di cui ha ricostruito le vicende e il contesto raccogliendo la testimonianza di decine di francesi che vi presero parte. Lo scrupolo della documentazione, la capacità di legare le esperienze singole al contesto politico dell’epoca, la tensione morale che porta a un giudizio alto e preciso sulla storia del colonialismo, non solo francese, caratterizzano Soldati senza causa, ovvero Memorie della guerra d’Algeria (Laterza).

Angelo Ferracuti narratore, operatore editoriale, giornalista, è autore di più inchieste sul mondo del lavoro, ultima delle quali Il costo della vita (Einaudi) in cui è evocata la tragedia dimenticata di tredici operai morti asfissiati nelle stive della nave “Elisabetta Montanari” a Ravenna nel 1987. Esempio tra i migliori di un modo di affrontare la complessa realtà italiana dal punto di vista dei proletari e non al servizio dei padroni, e avendo di fronte grandi modelli letterari come Orwell e Kapuscinski, oltre la precisa ricostruzione dei fatti e del loro contesto Ferracuti ci dice come quelle morti siano da collegare allo scempio delle morti sul lavoro nel nostro paese, non sono semplici “incidenti” ma frutto della deregolamentazione sfrenata del mondo del lavoro. 
 

Yvan Sagnet giovane camerunese che vive dal 2008 in Italia, studente di ingegneria a Torino e bracciante a Nardò, ha raccontato senza enfasi in Ama il tuo sogno (Fandango) il primo sciopero dei braccianti stranieri nelle campagne del Sud contro lo sfruttamento a cui erano sottoposti e il sistema del caporalato. Di questa lotta egli è stato uno dei protagonisti. Oltre al racconto della propria infanzia e delle difficoltà dell’arrivo in Italia, Sagnet si sofferma sul mondo variegato e complesso del bracciantato scoprendo i meccanismi di uno sfruttamento che è allo stesso tempo arcaico e ultramoderno, e sui modi in cui la rivolta ha mutato la vita di chi vi ha preso parte.
 

Rita Giaretta già infermiera e sindacalista a Vicenza, particolarmente attenta alla condizione e ai diritti delle donne, divenuta suora orsolina si è trasferita quasi vent’anni fa in Terra di Lavoro, su sollecitazione del vescovo di Caserta Raffaele Nogaro, nostro collaboratore, e vi ha fondato nel 1995 Casa Rut, un centro di accoglienza per donne originarie dell’Europa dell’Est e dell’Africa, donne che da lei e dai collaboratori di cui ha saputo circondarsi sono riuscite a sottrarsi al traffico a scopo sessuale cui erano sottoposte e a cui tante altre continuano a essere. Ha raccontato questa impresa in un libro semplice e commovente, Non più schiave.  
 

Giovanni Zoppoli ostinato “operatore sociale” che ha scelto un campo d’azione difficile some Scampia, la periferia napoletana che è divenuta nota per le guerre di camorra di qualche anno fa, ha saputo crescere come animatore di iniziative riguardanti i bambini, i rom, i tossicodipendenti e infine tutto un grande quartiere, raccolte sotto il nome di Mammuth, e aperte alla collaborazione di altri gruppi e persone “di buona volontà”. Raro esempio di leader non autoritario di risoluta saggezza e tenace presenza, Giovanni è anche un essenziale punto di riferimento per il lavoro di riviste come “Lo straniero” e “Gli asini”. 

Iris è un’associazione di donne fondata nel 2002 a Milano, attiva nell’ambito della formazione e della cura di bambini, anziani e malati, ma nota anzitutto per l’attenzione al momento della nascita, cui ha dedicato convegni interdisciplinari e corsi di formazione coinvolgendo medici e ostetrici e operatori sanitari ma anche famiglie e genitori: un’attività intensissima e varia che si è mossa e si muove controcorrente rispetto ai luoghi comuni egoistici che caratterizzano il nostro tempo. Sua presidente è Grazia Colombo, sociologa, e tra i suoi membri ricordiamo la ginecologa Franca Regalia, la psicopedagista Giovanna Bestetti, la pediatra Barbara Zapparoli, l’eutonista Giordana Valli.

Lisetta Carmi figura mitica della fotografia italiana contemporanea oggi 89enne, ha sofferto nell’infanzia la ferita delle leggi razziali del 1938 e più tardi ha preferito alla carriera di pianista e concertista cui era avviata, quella della fotografia, a partire dall’interesse per la sua città, Genova, vista in racconti di formidabile vivacità, memorabile fra tutti quello sui trans dei vicoli del centro che vide la luce grazie a Elvio Fachinelli. è la vita vera che ella ha mostrato, con il rispetto e la comprensione che dovrebbe sempre esigere e spesso con un filo di ironia, con “una passione di conoscenza incrociata con un furibondo senso di responsabilità”. 

Guido Scarabattolo illustratore e grafico, è noto soprattutto per le originali, essenziali, allusive copertine a servizio degli autori di saggi e romanzi dell’editore Guanda, in gentile corpo-a-corpo con la prima natura del testo. Egli predilige immagini essenziali ma sempre ricche di colore e di ritmo, che nascono da suggestioni le più varie e che spesso smonta e rimonta seguendo la tecnica del collage in cui è maestro. Artista “povero” nella linea di Steinberg e Giacometti è, si potrebbe dire, un Buster Keaton dell’illustrazione – sempre ironico e poetico, e a seconda delle volte incantato e disincantato.

Mario Dondero uno dei grandi nomi del fotogiornalismo e della sua grande storia oggi intralciata dai mille ostacoli che le sono frapposti dal potere politico e militare e da quello editoriale. è cresciuto a Genova e si è formato nella Milano degli anni cinquanta e sessanta collaborando da allora alle maggiori testate occidentali con grandi reportage, memorabili quelli sull’Africa dal tempo della decolonizzazione in poi e sulla guerra d’Algeria, ma anche quelli sul mondo culturale francese e italiano, letterario e cinematografico. La sua qualità più bella è da sempre, con l’acutezza dello sguardo, una inesausta curiosità per la vita e, di conseguenza, una meravigliosa vitalità.
 

Danio Manfredini è attore e regista teatale, autore di spettacoli dalla drammaturgia originale e inconfondibile, è musicista bizzarro, ed è stato maestro di tanti pur restando pervicacemente ai margini dei grandi circuiti e refrattario alle tentazioni del successo mediatico. Ha segnato con la sua opera gli anni della ricerca non gratuita di un rapporto con il pubblico più esigente e, talvolta, inafferrabile. Ha affrontato Genet e Bacon, e naturalmente Shakespeare, e ha elaborato forme di racconto intrise di mimo e di danza per narrare la solitudine dei perdenti (e dei non-accettanti) in una società che esalta i vincenti (e gli accettanti).
 
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