Premio 2010 – Santarcangelo di Romagna (RN)

Giuria

 

Presidente: Daniela Nicolò

Giurati: Silvia Bottiroli, Anna Branchi, Enrico Casagrande, Edo Chieregato, Goffredo Fofi, Fabio Gambaro, Piergiorgio Giacchè, Alessandro Leogrande, Simone Caputo, Lorenzo Maffucci, Roberto Magnani, Alina Marazzi, Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Emiliano Morreale, Maria Nadotti, Giordana Piccinini, Rodolfo Sacchettini, Paola Splendore, Emilio Varrà, Cristina Ventrucci, Dario Zonta.

Premiati


“A buon diritto” Fondata nel 2001 da Luigi Manconi, l’associazione è impegnata nella tutela di diritti che, pur garantiti dal nostro ordinamento, non sono sufficientemente tutelati. Dal testamento biologico (sul quale ha lanciato una grande campagna di sensibilizzazione e raccolta di testamenti biologici individuali) alla libertà religiosa, dalla tutela dei detenuti nelle carceri ai temi dell’antiprobizionismo, A Buon Diritto è stata attivamente testimone e propugnatrice di campagne e iniziative pubbliche per portare alla conoscenza dei media e dell’opinione pubblica la violazione di diritti fondamentali e per promuovere una cultura dei diritti e della tutela delle persone in Italia.


“Antigone” Presieduta da Patrizio Gonnella, l’associazione è impegnata da moltissimi anni sui temi dei diritti, della giustizia, dei diritti e delle pene. Attraverso un lavoro politico e culturale, di ricerca e di denuncia, Antigone – tra le più importanti organizzazioni impegnate in Italia sul tema del carcere – è in prima fila nella tutela dei diritti dei detenuti, per il corretto funzionamento del sistema penale, per il rispetto delle garanzie giuridiche previste dal nostro ordinamento per chi, in carcere, è privato della libertà. Antigone svolge un continuo lavoro di sollecitazione verso il parlamento italiano ed europeo, proponendo iniziative che promuovano il rispetto delle garanzie e dei diritti dei detenuti; svolge attività di ricerca e di formazione di sostegno alle persone in carcere e che si devono reinserire nella società.

 


 

Giorgio Agamben Si è imposto negli anni come il pensatore italiano forse più originale e più necessario dei nostri anni, autore di saggi e interventi filosofici che, aprendosi alla poesia e alla filologia, alla storia e alla sociologia, rifiutando gli incasellamenti specialistici, guardando con passione conoscitiva e convinzione morale alle tragedie del nostro tempo, senza transigere e senza scendere a patti con le mode e l’accademia, ci ha dato saggi di insolita profondità teorica, come Homo sacer e Stato di eccezione, Il regno e la gloria e Categorie italiane. Mai indifferente alle sorti della nostra cultura, si è speso in iniziative editoriali concrete e di gruppo, ed è stato vicino ad alcune delle maggiori personalità della nostra storia culturale e artistica, da Elsa Morante a Pier Paolo Pasolini, da Italo Calvino ad Andrea Zanzotto. Più noto e amato all’estero che in Italia, questo premio vuole essere un piccolo risarcimento e il segno concreto della nostra stima e del nostro affetto.

“Blow Up” Fondata a metà degli anni novanta per iniziativa di Stefano Isidoro Bianchi, è la rivista italiana di riferimento per quanto riguarda l’approfondimento di musica rock “contaminata”. Agendo dai margini e in totale indipendenza, ha preceduto la stampa specializzata trattando per prima musiche non convenzionali o prive di distribuzione sul territorio nazionale, e ha contribuito in modo determinante alla formazione delle ultime generazioni di ascoltatori, musicisti e critici. In un periodo di massima confusione anche nella musica, ha mantenuto la volontà di proporre di volta in volta percorsi di sintesi che cercassero di collocare in un quadro coerente i movimenti, altrimenti isolati o frammentari, che attraversavano il corpo della musica underground. Nell’attuale declino dell’editoria musicale “Blow Up” ha saputo aprirsi a riflessioni politiche sulla fruizione della musica, e ha studiato la compenetrazione tra la musica popolare e le nuove correnti di ricerca.

 


Giorgio Diritti Dopo una lunga pratica di assistentato con Avati e con Olmi, ha sorpreso e commosso con due film di classica misura e di approfondimento inusitato su due temi fondamentali del nostro presente e della nostra storia. Il vento fa il suo giro, opera prima, ha narrato come il pregiudizio nei confronti del diverso da noi possono insediarsi nel cuore della nostra cultura, senza differenza di luoghi e di ceti, mentre L’uomo che verrà ha affrontato il passato (la guerra e il mondo contadino dell’Appennino emiliano, la Resistenza e la strage nazifascista di Marzabotto) con austera partecipazione, e insieme al magistrale controllo di una materia ancora delicata e scabrosa, quella della guerra civile, allacciandosi istintivamente o coscientemente alla tradizione migliore del nostro cinema e della nostra storia civile.

Michelangelo Frammartino Già con Il dono, un’opera prima complessa e forse ancora insicura, era tornato alla Calabria delle sue origini, dove ha poi realizzato Le quattro volte, un film di eccezionale semplicità ma di un semplicità ottenuta grazie a una lucidissima ostinazione, avendo ben chiaro dove arrivare. Citando Pitagora e le quattro volte dell’uomo – la realtà dell’umano, che è anche animale, vegetale, minerale – il suo film dimostra come l’antico e l’eterno siano ancora presenti tra noi, nonostante il chiasso e la stupidità del presente. Oltre la Calabria montana che fa da sfondo a questi passaggi e oltre l’attenzione antropologica a quello che del nostro passato agisce ancora nel nostro oggi, Frammartino ha realizzato un film affascinante, un’opera poetica unica per coerenza e libertà, nel netto rifiuto di quel cinema “regolare” che ha rinunciato all’arte per la fiction e per la cosiddetta comunicazione.


Lorenzo Mattotti è senza alcun dubbio uno dei più grandi creatori di immagini del nostro tempo, autore di migliaia di illustrazioni che, in bianco e nero o a colori (e che colori!) e ricorrendo alle tecniche più diverse, per settimanali quotidiani libri, ha stabilito criteri di gusto innovativi, influenzando fortunatamente il meglio dei media e della cultura visiva di questi anni, dei pochi e dei tanti. Dopo gli esordi con la bella rivista “Valvoline”, assieme a personaggi come Igort e Brolli, Carpinteri e Jori, il suo è diventato un eclettismo controllato e maturo nato dal gusto della sperimentazione e della perlustrazione. Esso si è provato in grandi storie a fumetti (di quelle che hanno fatto assurgere il fumetto a dignità d’arte, un’arte tra le più vitali del nostro tempo) come in illustrazioni di classici o in attente operazioni destinate all’infanzia. Ci è impossibile non ricordare alcuni sue grandi opere come Fuochi o Doctor Nefasto o Jekyll & Hyde, come L’uomo alla finestra o Stigmate, e le sue innovative incursioni nel cinema a disegni animati.

Claudio Morganti Allievo di Carlo Cecchi, fece compagnia con Alfonso Santagata proponendo spettacoli poveri e indimenticabili, da Katzenmacher a Kaspar Hauser al Calapranzi, prima di allontanarsi da un teatro che andava perdendo colpi, anche quello più vivo, con il progressivo involgarimento del pubblico del teatro e della folla dei teatranti, insistendo su un percorso di grande rigore e austerità creativa, con pochi amici, con il rischio di venir trascurato e dimenticato. Ma è in questa solitudine che Claudio ha dato il meglio di sé, con i grandi studi scespiriani di cui abbiamo particolarmente amato quelli su Riccardo III. Non c’è niente di vittimistico nelle sue scelte, solo l’amore per il teatro vero e per ciò che esso ha di più necessario, di più intimo, di più sacro. Dopo la morte dei grandi, Morganti si è dimostrato il loro miglior erede, alla loro altezza.

ittorio Spinazzola La lunga militanza culturale di Vittorio Spinazzola si è svolta nell’ambito universitario, editoriale, giornalistico milanese, e non ha mai nascosto ciò che, in realtà, ha costituito l’originalità e la forza delle sue posizioni, e cioè il magistero gramsciano assunto anche in ciò che riguarda l’attenzione alllo stretto rapporto che sempre c’è stato e continua a esserci tra scrittore e pubblico, e nella mediazione del mercato. Non conta che egli scrivesse su Manzoni o su Totò, per lo studioso e per il critico Spinazzola l’impegno dello specialista e quello del divulgatore, quello del polemista e quello dell’educatore sono gli aspetti di uno stesso compito che egli si è dato, di commento e interpretazione della nostra storia civile, e delle classi che l’hanno attraversata, con tutte le loro contraddizioni, ma a partire dalle opere e dalla loro capacità di dialogare con il proprio tempo e, ancora, con il nostro. è anche per questo che dobbiamo molta riconoscenza a Spinazzola, maestro instancabile per tanti di noi.

Filippo Timi Ancora nei suoi trent’anni, è diventato un nome di punta del sistema culturale e spettacolare italiano, senza che questo abbia, per fortuna, minimamente modificato il suo dna artistico e morale,la sua generosità, la sua libertà di pensare e di fare. Attore in teatro soprattutto con Barberio Corsetti, ha dimostrato intelligenza, maturità e insofferenza delle formule correnti come autore-regista-attore di Il popolo non ha il pane? diamogli le brioches; scrittore, dapprima con Albinati (Tuttalpiù muoio, di spregiudicato uso dell’autobiografia e del dialetto perugino), poi da solo (Peggio che diventare famoso), attore cinematografico di meritato successo (soprattutto Vincere di Bellocchio nei difficili ruoli di Mussolini e del figlio di Mussolini), Filippo Timi non è più un speranza, è una certezza.



Scuola del disegno animato di Urbino
La sezione “disegno animato e cinema d’animazione” dell’Istituto d’arte di Urbino si è affermata negli anni come uno dei centri più interessanti e vitali di produzione di idee e opere, di rivelazione di talenti. Gli artefici di questi risultati e cioè tutti i suoi insegnanti – alcuni dei quali artisti in proprio, e con opere di grande vigore – sono: Emanuela Alessandroni, Cristiano Carloni, Roberto Catani, Stefano Franceschetti, Costantino Galeotti, Alessandra Giuliani, Anna Pagnini, Federico Romani, Giuseppe Rondina. Citare tutti gli ex allievi che si sono affermati in questi anni sarebbe troppo lungo, ma vogliamo almeno ricordare che molti di loro, da Toccafondo a Massi, dalle sorelle Cerri a Magda Guidi, da Smacchia a Petrucci ad altri ancora, hanno contribuito da anni a fare della nostra rivista quella che è, un luogo d’incontro e di creatività e a suo modo una scuola anch’essa, secondo un modello affine a quello della Scuola di Urbino, di vicinanza e compartecipazione, di scambio e rispetto reciproco tra adulti e giovani, tra chi sa e chi prende, per uno scopo comune. Una scuola di vera creatività artistica, ma anche una scuola dal volto realmente umano.


Giorgio Vasta Palermitano, vive a Torino e lavora come collaboratore editoriale, ha pubblicato qualche racconto e due libri importanti, il romanzo Il tempo materiale e il saggio Spaesamento, entrambi di ambiente palermitano. Il primo è un romanzo realistico-visionario che evoca gli anni di piombo attraverso le fantasie e le avventure di tre ragazzini sui dieci-undici anni che si inventano una cellula terroristica al tempo del rapimento di Moro da parte delle BR. Il secondo una sorta di diario antropologico di tre giorni a Palermo, la città più berlusconiana d’Italia, che rivendica la tecnica del “carotaggio” in chiave letteraria, per capire i mutamenti della nostra società attraverso l’osservazione e lo scavo di minimi comportamenti quotidiani. Vasta è senza alcun dubbio una delle intelligenze più acute della sua generazione, e da lui c’è da aspettarsi moltissimo.


Simona Vinci Narratrice, si impose all’attenzione dei lettori e dei critici nel 1997 per il romanzo Dei bambini non si sa niente, un crudele spaccato di vita di provincia (vive a Budrio, dalle parti di Bologna) che la fece accostare alla generazione dei cosiddetti “cannibali”, ma la sua autonomia era evidente, e la riconfermarono Come prima delle madri, Stanza 411, Rovina, Strada provinciale 3… dove ci colpirono la sua capacità di osservazione delle mutazioni di un territorio geografico e umano all’interno di una dimensione romanzesca, a volte volentieri metaforica. Il suo ultimo libro è un perfetto reportage sulla Groenlandia, Nel bianco, che ci ha commosso per l’intensità che traspare dal suo incontro con una cultura diversa, con gli “altri” e in particolare, come spesso nella sua opera, con i bambini e gli adolescenti.


Zapruder filmmakersgroup è un collettivo composto da David Zamagni, Nadia Ranocchi, Monaldo Moretti che da anni lavora in una zona interstiziale fra arti visive, performative, teatrali e cinematografiche. Dopo la condivisione con Motus di diversi spettacoli negli anni novanta, i suoi membri si sono dedicati a sviluppare con caparbia indipendenza e artigianalità nella loro “Factory” di Roncofreddo, una ricerca sulla tecnica tridimensionale anaglifa, progettando e costruendo sia i dispositivi di ripresa stereoscopica che quelli della visione. Parallelamente hanno continuato a collaborare con compagnie teatrali come Fanny & Alexander o la Societas Raffaello Sanzio e con vari artisti visivi alla creazione di progetti “utopici” e fuori formato. La natura ibrida e anti-commerciale del loro “cinema da camera” rende la loro esperienza un importante esempio di resistenza e radicalità nel panorama nazionale e internazionale.


In occasione di Santarcangelo 40 si è costituito il Comitato Premio “Lo straniero”, creato per sostenere l’iniziativa anche in termini di donazioni e di collaborazioni. Vi hanno preso parte:

Elisa Angelini, Agostino Ascione, Assalti al Cuore (Rimini), Fondazione Balestra onlus (Longiano), Rosetta Berardi, Angelo Bottiroli, Silvia Bottiroli, Enrico Casagrande, Guido Ceroni, Giuseppe Chicchi, Nicola De Cilia, Massimiliano Civica, Fanny & Alexander (Ravenna), Riccardo Festa, Giovanna Filippini, Graziella Gaballo, Laura Gemini, Elisabetta Gulli Grigioni, Marco Martinelli, Milano Film Festival-esterni, Ermanna Montanari, Roberto Naccari, Daniela Nicolò, Marcella Nonni, Ludovica Parmeggiani, Sandro Pascucci (Sindaco di Longiano), Debora Pietrobono, Sabrina Raggini, Ravegnana Radio (Ravenna), Alessandra Recca, Davide Reviati, Alma Rivola, Rodolfo Sacchettini, Socìetas Raffaello Sanzio (Cesena), Spring Art Development (Firenze), Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Stefano Tonti, Gianluigi Valentini, Cristina Ventrucci.

 

 

 

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