Premio 2016 – Castiglioncello

Giuria

Presidente Fausta Orecchio

Giurati  Maurizio Braucci, Anna Branchi, Elisabetta Cosci, Stefano De Matteis, Filippo Figone, Goffredo Fofi, Vittorio Giacopini, Sara Honegger, Alessandro Leogrande, Roberto Magnani, Pietro Marcello, Fabio Masi, Alessandra Mauro, Roberta Mazzanti, Paolo Mereghetti, Luigi Monti, Emiliano Morreale, Giordana Piccinini, Alice Rohrwacher, Rodolfo Sacchettini, Paola Splendore, Emilio Varrà, Nicola Villa, Gabriele Vitello, Dario Zonta, Giovanni Zoppoli.

Albori. Nato nel 1993 per iniziativa di Giacomo Borella, Emanuele Almagioni e Francesca Pies, questo gruppo di giovani architetti si è caratterizzato, in assoluta controtendenza rispetto alla megalomania delle archistar e al cinismo della progettistica istituzionale, per un lavoro su piccola scala e per l’attenzione ai legami tra un’idea di case e quartieri vivibili e armonici pensati in stretto rapporto ai grandi temi dell’energia e dell’ambiente. Una risposta attiva e sapiente, che ha dei corrispettivi in altre nazioni assai più che in Italia, e che risponde alle necessità di un’epoca di mutazioni radicali e di invadente e spesso mostruosa aggressione nei confronti dei bisogni primari dell’uomo e della vivibilità delle nostre città.

 

Alessandro Borghi. Tra tv e cinema, Sandro Borghi si è affermato in tv e in cinema (in particolare in Non essere cattivo e, in un ruolo completamente diverso in Suburra) come uno dei nostri migliori attori. Egli sa dare ai suoi ruoli una fisicità e una espressività del tutto insoliti per la recente, e mediocre, tradizione italiana dell’attore di cinema. Pronto al lavoro di gruppo, attento e ricettivo rispetto alle tensioni dell’epoca, intelligente e generoso, è una presenza attiva e rassicurante in un contesto di superficiale e insipido mestiere.

 

Chiara Guidi. Venuta dalla Societas Raffaello Sanzio, Chiara Guidi si è costruita uno spazio unico nel mondo dello spettacolo e insieme in quello della vera pedagogia, ideando, costruendo, dirigendo spettacoli per bambini di una intensità unica, non soltanto in Italia. Il suo nome è legato alla rivisitazione di antiche e archetipiche fiabe, attuata con la convinzione di una perennità delle emozioni che esse possono suscitare, coinvolgenti e catartiche. La sua più nota realizzazione, in cui gli spettatori bambini e quelli adulti sono partecipi alla pari, è Buchettino, che ha avuto più interpreti sempre bravissime. Chiara è anche una delle ideatrice e animatrici a Cesena di un piccolo festival di mirabile semplicità e apertura, Puerilia.

 

Brunello Leone. Ancora studente, si è accostato con curiosità e passione al mondo delle guarattelle napoletane facendosi allievo di un vecchio e grande maestro, Nunzio Zampella, e portando nel teatro di burattini, insieme al rispetto di un’immensa tradizione popolare e all’invenzione di nuove situazioni la conoscenza etnografica della profondità di significati che ha caratterizzato la maschera di Pulcinella, un tramite col mistero della morte ma anche l’espressione di una infanzia del mondo continuamente risorgente. È un esempio unico nell’Europa di oggi di un’arte che dura nel tempo e che non deve morire.

 

Laura Lepetit Maltini. La sua recente Autobiografia di una femminista distratta ha fatto conoscere anche a chi non la conosceva uno dei personaggi più interessanti e vitali del mondo dell’editoria, della cui storia recente sono state delle donne le più coraggiose protagoniste, a Milano e non solo. Fondatrice con i coniugi Gandini di Milano Libri e della rivista “Linus”, un’iniziativa centrale nella storia delle culture giovanili, membro attivo di dirompenti gruppi femministi, ha fondato e diretto La tartaruga, che ha pubblicato le grandi scrittrici, Woolf e Stein, Compton Burnett e Lessing, Gordimer e Lispector, Masino e Banti e altre nostre contemporanee.

 

Luca Marinelli. Lo abbiamo apprezzato in teatro, ad esempio a fianco di Carlo Cecchi in un memorabile Sogno di una notte d’estate. e al cinema, ad esempio in Non essere cattivo, la sua interpretazione più impressionante e più complessa, più delicata e più difficile nel ruolo di un Accattone dei nostri giorni, ma anche in un ruolo assai diverso in Lo chiamavano Jeeg Robot, impressionati dalla sua bravura e dalla sua misura. Oltre ogni scuola, Marinelli porta nelle sue incarnazioni la forza vitale di una verità e sensibilità che sono indiscutibilmente del nostro tempo e della sue incertezze.

 

Valerio Mastandrea. È qualcosa di più di un bravo attore, è una figura di punta del nostro cinema, è un instancabile animatore di iniziative e di avventure che affrontano e a volte aggrediscono il mondo del cinema con la convinzione di un progetto più vasto, più sociale e più radicale. Attore multiforme, ma nel segno di una semplicità e immediatezza che lo collegano alla nostra migliore tradizione cinematografica, quella degli anni sessanta, gli si deve la fondazione di una periferica e ostinata scuola di cinema e l’intervento organizzativo e produttivo che ha permesso a Claudio Caligari la realizzazione del suo ultimo film, un capolavoro, Non essere cattivo.

 

Giordano Meacci. Tra i nostri ultimi scrittori, è uno dei più colti e nello stesso tempo dei più radicati nel contesto di un’Italia scombinata che non sa più bene cos’è e tanto meno cosa vuole o potrebbe essere. Sperimentatore di linguaggi, esploratore di possibilità, dopo Fuori i secondi e Tutto quello che posso ha scritto il romanzo italiano più complesso e intrigante di questi anni, Il cinghiale che uccise Liberty Valance, di mirabolante invenzione e libertà. Esploratore delle possibilità che ha la letteratura di evocare e costruire mondi variamente “istruttivi”, è stato, in qualità di sceneggiatore, anche lui un degno membro delle “banda” di Non essere cattivo.

 

Davide Reviati. Si è imposto con Morto di sonno e, a distanza di sette anni, con Sputa tre volte, editi dalla benemerita Coconino Press, come interprete a fumetti del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza: quello da cui viene, ravennate e proletario, ma che è anche quello di buona parte del pianeta. I suoi sono romanzi di formazione nei quali si cresce confrontandosi con le difficoltà dell’esistenza, con il bisogno, con le fatiche degli adulti, con l’ingiustizia della società e infine con i diversi, che in Sputa tre volte sono i rom. Il segno agile e mosso di Reviati, tra bianco e nero e colore, sa cogliere l’intimo e il chiaro, i dilemmi e gli istinti dei singoli protagonisti, tra tenerezza e violenza.

 

Gianfranco Rosi. Tra l’Italia e gli Stati Uniti, le sue due patrie, Gianfranco Rosi ha diretto con mano ferma e sguardo sincero alcuni capisaldi del nuovo cinema documentario, Below sea level, El sicario – Room 64, Sacro GRA e infine Fuocoammare, gallerie di ritratti incisi ora con sguardo impassibile e ora partecipe della durezza della nostra epoca e delle sue tragedie – la più grave di tutte, in Italia, quella dei migranti e dei profughi che raggiungono le nostre coste, o tragicamente non le raggiungono – ma anche delle sue stranezze e delle sue marginali libertà. Insignito da grandi premi internazionali, mancava al suo successo solo il più importante, quello di “Lo straniero”!

 

Sacchi di sabbia. Fondato nel 1995 a Pisa da un piccolo gruppo di amici raccolti intorno a Giovanni Guerrieri e a Giulia Gallo, è un gruppo teatrale che ha saputo unire al minimalismo organizzativo quello di realizzazioni, semplici ma di una irresistibile vitalità, spiritose e spesso esilaranti, prime fra tutte un Sandokan e un Don Giovanni. La loro cifra è la leggerezza, una virtù che è rara in teatro come altrove in questi tempi pesanti, e che per questo è più gradita e apprezzata. Un teatro artigianale che sa costruire con il suo pubblico un legame immediatamente e cordialmente affettivo.

 

Serena Vitale. Grande traduttrice, studiosa, insegnante e divulgatrice della letteratura russa e infine grande scrittrice, Serena Vitale è una donna degna del suo nome, di straordinaria vitalità e generosità. Con Il bottone di Puskin e il recente Il defunto odiava i pettegolezzi che investiga sulla morte di Majakovskij nei modi di una tradizione liberamente rivissuta e dove si avverte il magistero di Sklovskij, Serena Vitale ha dato alla nostra letteratura due capolavori, di una diversità saldamente affermata. La sua è una letteratura nata dall’accanimento di una ricercatrice competente e ostinata e da una passione conoscitiva assai rara e che ci si augura contagiosa.

Tutti insieme (foto E. Gargano) L'incontro su teatro e scuola (foto E. Gargano) Teatro e scuola, l'intervento di Goffredo (foto E. Gargano) Ogni premiato legge la "propria" motivazione, comincia  Giacomo Borella di Albori (foto E. Gargano) Filippo Figone, la colonna portante del Premio (foto E. Gargano) I premiati si sistemano per la cerimonia Fabio Masi di Armunia (foto E. Gargano) Chiara Guidi (foto E. Gargano) Valerio Mastandrea (foto E. Gargano) Angela Fumarola ed Elisabetta Crisci di Armunia  (foto E. Gargano) Il Pulcinella di Brunello Leone (foto E. Gargano) Giordano Meacci I sacchi di sabbia (foto E. Gargano) Brunello Leone (foto E. Gargano) Gianfranco Rosi (foto E. Gargano) Laura Lepetit Maltini (foto E. Gargano) Claudio   Giovannesi (foto E. Gargano) Davide Reviati (foto E. Gargano)
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Ogni premiato legge la "propria" motivazione, comincia Giacomo Borella di Albori (foto E. Gargano)
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