Un tribunale internazionale per la Monsanto

Santos di Cyop & Kaf

Santos di Cyop & Kaf

Il 16 ottobre scorso si è conclusa a l’Aja la tre giorni di lavori del Tribunale Monsanto, un tribunale internazionale organizzato su iniziativa di personalità della società civile di diversi paesi, riunitosi nella città olandese con l’obiettivo di giudicare l’attività della multinazionale americana (appena acquistata da Bayer per 66 miliardi di dollari) per crimini contro l’umanità ed ecocidio. Come numerosi studi e attivisti denunciano da tempo infatti, il colosso agroalimentare, responsabile di un terzo delle emissioni mondiali di gas serra, esercita, attraverso un’agricoltura industriale inquinante, una condotta aggressiva e impunita contro le sovranità alimentari dei popoli, minando la sopravvivenza di milioni di piccoli contadini in tutto il mondo, la biodiversità del pianeta e contribuendo al riscaldamento climatico.

Sul banco degli imputati, ricordano gli organizzatori del Tribunale, almeno 4 prodotti altamente tossici, normalmente utilizzati da Monsanto: il diserbante tossico Roundup, usato nelle monocolture transgeniche soprattutto di soia, mais e colza; l’acido 2,4,5-triclorofenossiacetico responsabile di malformazioni e tumori, già usato come componente della diossina nella guerra in Vietnam; i policlorobifenili (tra i dodici inquinanti organici persistenti, che colpiscono la fertilità umana e animale); un potentissimo erbicida, il Lasso, oggi vietato in Europa.

Il tribunale, i cui costi organizzativi e di svolgimento sono stati sostenuti da un crowdfunding che ha coinvolto cittadini da decine di paesi, annovera tra i suoi promotori personalità come Vandana Shiva ed è composto da 5 giudici internazionali: Dior Fall Sow, senegalese, consulente del Tribunale penale internazionale, ex-avvocato generale presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda; Jorge Fernández Souza, messicano, Giudice della Corte per i contenziosi amministrativi di Città del Messico, già Consigliere per la Commissione Nazionale Arbitraggio (Conai) tra l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e il governo messicano; Eleonora Lamm, argentina, direttore Diritti Umani della Corte Suprema di Giustizia di Mendoza; Steven Shrybman, canadese, membro del Consiglio dei Canadesi e dell’Istituto per l’Agricoltura e le Politiche del Commercio; Françoise Tulkens, belga, vicepresidente del European Union Fundamental Rights’ Agency.

Per tre giorni vittime e querelanti dai cinque continenti hanno esposto le proprie ragioni, portato prove, deposto testimonianze. Un solo grande assente: la stessa Monsanto, che ha preferito rispondere all’invito a partecipare con una lettera aperta che ha definito “messa in scena” e “pagliacciata” il Tribunale internazionale, descrivendo la propria attività come dedita “all’alimentazione, all’ambiente, alla biodiversità e ai diritti dell’uomo”.

Sono 30 le testimonianze raccolte in tutto il mondo, 6 i filoni di giudizio: diritto a un ambiente salubre, diritto alla salute, diritto all’alimentazione, libertà di espressione e libertà di ricerca accademica, complicità in crimini di guerra, crimine di ecocidio. È questo l’elemento decisivo dell’intero processo: attualmente non è possibile intentare cause penali contro la multinazionale, singoli cittadini posso rivalersi contro Monsanto, ed altre multinazionali simili, solo sul piano civile ottenendo un risarcimento economico.

Il tribunale propone infatti la riforma dello statuto della Corte penale internazionale, istituita nel 2002 e competente in merito a crimini di genocidio, crimini di guerra, di aggressione e contro l’umanità, al fine di ammettere il riconoscimento del reato di ecocidio. Il riconoscimento, in via di definizione, apporterebbe un cambiamento radicale spostando il conflitto da una giurisdizione civile ad una penale, da un piano individuale ad un piano collettivo e planetario e mettendo fine a una gestione diseguale e privatistica dei contenziosi, che hanno visto da parte della multinazionale americana l’adozione di pratiche di corruzione, occultamento di prove, e naturalmente tentativi di risoluzione amichevole che passano da esborsi annui elevatissimi sostenuti dal colosso al fine di evitare i processi.

Anche se si tratta di un processo privo di valore legale non può sfuggire la sua portata politica. Se con il verdetto che sarà emesso il prossimo dicembre ci sarà la condanna per Monsanto, migliaia di contadini, agricoltori e comunità indigene di tutto il pianeta avranno, oltre alle lotte, anche uno strumento legale a sostegno delle proprie cause. E la bilancia della giustizia potrebbe per una volta pendere dalla parte giusta.

Ma all’Aja non c’era solo un tribunale, c’era un’assemblea. Un’enorme assemblea di popoli, un incontro tra attivisti, movimenti, associazioni e contadini di tutto il mondo che hanno discusso delle basi su cui costruire il futuro ambientale alimentare del nostro pianeta, mettendo a confronto esperienze e riflessioni diverse.

A dispetto di quanto sostenuto dalla propaganda Monsanto, sappiamo che chi veramente alimenta il pianeta, la terra e suoi abitanti sono oggi i contadini e i piccoli medi e di produttori, e anche per questo la loro battaglia non è una vertenza specifica ed isolata, è la battaglia di ognuno di noi ad ogni latitudine e posizionamento sociale, perché è la battaglia del futuro dell’uomo e della terra.

Sono molte le iniziative che si stanno muovendo sul piano del diritto ai semi ed alla sovranità alimentare dei popoli in diversi paesi. Molto spesso queste lotte nascono nel profondo Sud e per questo restano silenziose e marginali. L’enorme sforzo fatto a l’Aja per esserci, ed avere una piattaforma comune di dibattito in grado di coordinare azioni dal basso e singole iniziative con un’azione legale internazionale di portata assolutamente inedita, è uno sforzo che va sostenuto in ogni forma possibile.

Se l’unico modo per avere una reale giustizia è appropriarsi della giustizia, il Tribunale Monsanto potrebbe rappresentare un significativo passo in questa direzione, per il riconoscimento del diritto alla terra, alla vita ed all’umanità.

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Un commento a Un tribunale internazionale per la Monsanto

  1. alfredo 11/12/2016 07:23 #

    mi sembra che la lettera della Monsanto abbia perfettamente inquadrata la siruazione

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